sabato 3 febbraio 2018

I cartoni animati fantasy che hanno segnato il nostro immaginario. Dite la vostra!

Buon sabato ragazz*!
Ahhhh (sospiro di sollievo), finalmente torno a scrivere dopo quasi un mese: lavoro, impegni, stress... Tutte cose che in questo momento mi piace dimenticare, qui seduto sul mio divano con accanto mia moglie, l'amore della mia vita, e i nostri due gattoni: questa è la vera vita!

Quello che invece mi piace ricordare sono i cartoni animati fantasy che mi hanno, ma credo proprio ci hanno, segnato nell'immaginario fantasy che come un bagaglio pieno di meraviglie ci accompagnano nelle nostre vite e, in qualche modo, influenzano consapevolmente o meno i nostri scritti, i nostri gusti, le nostre letture.
Siete d'accordo?

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3 POSTO
In un'immaginaria classifica, io metterei al terzo posto del podio "Mystic Knights of Tir Na Nog" ovvero, nell'edizione italiana "Mystic Knights: quattro cavalieri nelle leggenda". 

Non si tratta di un cartone animato, è vero, però lo davano il pomeriggio assieme ai cartoni animati... Quindi...

Correva l'anno 1998 e la trama tratta di magia, intrighi e misteri in una serie epica antica ambientata nei suggestivi paesaggi irlandesi
"Molto tempo fa, lontano dagli oceani su un'isola mistica, visse la regina Maeve di Temra. Maeve voleva governare la terra della sua nascita, il pacifico regno di Kells. Quindi chiamò la fata oscura Mider, che le diede la mistica Pietra delle Rune che permise a Maeve di usare la stregoneria, il più delle volte per evocare creature mistiche e pericolose come orchi e giganti malvagi, che inviò per distruggere Kells. 
Il Re Conchobar di Kells sentì parlare del piano malvagio di Maeve e cercò un modo per proteggere il suo regno e il suo popolo. 
Rohan, un apprendista di druidi, scoprì un'antica pergamena che narrava di un guerriero leggendario chiamato Draganta che avrebbe salvato quel regno. Dato che la voglia di Rohan corrispondeva a un segno prominente sulla pergamena, il re mandò Rohan alla ricerca di Draganta, con il suo amico il ladro riformato Angus.
Ai due si unirono il principe straniero Ivar e dalla figlia del re, la principessa Deirdre, che li seguì. 
Raggiunsero il regno di Tir Na Nóg, governato dal re delle fate, Fin Varra, che sottopose il gruppo a vari test per determinare la loro dignità, che alla fine passarono. 

Fin Varra diede loro un'altro pezzo dell'antica pergamena e armi mistiche che danno il controllo degli elementi della natura: Fuoco, Aria, Terra e Acqua. 

I quattro giovani guerrieri combatterono contro le quattro Sentinelle di Temra, che proteggevano le armature elementali e sconfiggendole si guadagnarono il titolo Mystic Knights (Rohan divenne il Mystic Knight del fuoco, Angus della terra, Ivar dell'acqua e Deirdre dell'aria)".

Tra gli altri personaggi ricorrenti: la terribile e infida Regina Maeve (Charlotte Bradley) del Regno di Temra, Re Conchobar (Stephen Brennan) e Cathbad (Barry Cassin). Haim Saban 
è il produttore esecutivo.
Storie sicuramente avvincenti, belle idee ma... la realizzazione poteva essere maggiormente curata soprattutto nei costumi, nelle ambientazioni e nelle atmosfere.

2 POSTO
Al secondo posto: "I cavalieri del Drago", anno 1990, trasmesso dalla mitica JuniorTV.
Di origine giapponese, si tratta di uno shōnen manga di genere fantasy ispirato alla celebre saga videoludica "Dragon Quest" e ambientato nello stesso universo narrativo. 

La serie narra le avventure di Tom, figlio del Cavaliere del Drago Baron e della principessa Diana. 

Naufragato quando era ancora in fasce sull'isola di Dermlin viene trovato, allevato ed educato da Ubaldo o "nonno" per Tom, ossia un saggio ed anziano mostro capace di usare molte magie e che fa da patriarca dell'isola.

Tom cresce libero e spensierato e sogna il mito del Prode Guerriero, di cui il nonno gli racconta sempre, ossia colui che sconfiggendo il demone malvagio a capo dell'esercito di mostri che assalì l'umanità anni prima, provocando una sanguinosa guerra, non solo portò la pace nel mondo degli uomini ma donò una vita pacifica anche ai mostri facendo in modo che molti di loro si trasferissero a vivere proprio su quest'isola deserta per evitare ulteriori scontri con gli umani che ormai diffidavano di loro. Neanche a dirlo, Tom vuole diventare un Prode Guerriero.

La storia vera e propria inizia con i regni di tutto il mondo che vengono attaccati dall'esercito demoniaco nuovamente tornato a scatenare la guerra contro l'umanità. 
Dopo una serie moooolto ma mooolto lunga e complessa di vicissitudini, incontri e scontri, Tom dovrà partire per la sua grande avventura al fine di combattere e annientare l'esercito malvagio e il suo comandate, il Demone Hadler, per riportare la pace nel mondo. 
A Tom si unirà Daniel, un apprendista mago di 14 anni, simpatico ma assai fifone, e Mara una guerriera chierica di cui Daniel prontamente s'innamora perdutamente.
Poi tocca a Drakon, il mio personaggio preferito, detto il Re delle Bestie Feroci, che inizialmente è un nemico del gruppo, rivestendo il ruolo di  Comandante di uno dei sei corpi d'armata in cui è suddiviso l'esercito demoniaco, ma dopo un paio di scontri coi nostri resta profondamente colpito e ammirato dalle loro qualità morali, in particolare di Daniel, che fino a quel momento era stato fifone e rifuggiva le battaglie ma proprio contro di lui riesce a trovare un coraggio, una forza d'animo e uno spirito di sacrificio inaspettati, e dunque ripudia le sue azioni malvagie, giura di fare ammenda dei suoi errori e passa dalla parte dei prodi. 

Ai nostri eroi si uniranno Nemesis, Signore dell'Immortalità: analogamente a quanto accaduto a Drakon, anche lui dopo un paio di scontro coi nostri finisce per riconoscerne il valore ed abbracciarne la causa; Leona, molto abile nell'uso delle magie curative; il topo karateka Chiu, buffo personaggio ma di grande carisma; Baran, il Cavaliere del Drago originale e padre di Dai, da prima anch'egli terribile nemico comandante del corpo d'armata dei draghi poi, come da canovaccio che si ripete per la terza volta, si converte e si decide a combattere lui al fianco del figlio... Via via, inoltre, un lungo elenco di personaggi minori che compongono una costellazione di alleati.

Tra le flla dei malvagi citiamo invece lo stregone e alchimista Zorax, comandante del corpo d'armata degli stregoni e druidi; Raven, un mostro con metà corpo di ghiaccio e metà di fiamma creato dallo stesso Hadler; Elios, essere oscuro e inquietante che nonostante sia solo un comandante di corpo d'armata (il corpo degli spiriti oscuri, fantasmi, ombre, armature animate....), sembra però possedere delle capacità che vanno molto oltre quelle di tutti gli altri, Hadler compreso, ed essere strettamente legato al grande Satana in persona e custodirne i segreti; infine il sicario personale del grande Satana, Daymon detto "La Morte", che non è a capo di nessun corpo d'armata ma si occupa solo di eliminare direttamente qualunque figura Satana gli ordini Daymon) detto "La Morte".

Tutti questi personaggi a uno a uno sveleranno i loro segreti e le loro capacità e in un crescendo di scontri sempre più avvincenti e drammatici si arriverà ad un'epica battaglia finale, davvero epocale, tra il bene e il male, dove ci si gioca il destino del mondo intero. 
Alla fine forse il bene trionferà ma.... A quale prezzo? A quanti dei compagni d'avventura a cui ci si è fortemente affezionati si dovrà dire addio?

La piazza d'onore è meritata: scontri epici al limite della pelle d'oca, grandissimo mix di spada, acciaio e magia con scontri sempre sul filo del rasoio... Ma quanto casino nelle trama!

1 POSTO
Al primo posto, indiscusso vincitore di questa mia personalissima classifica... Rullo di tamburi... "Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina!".
Trasmesso in Italia, ovviamente pesantemente censurato (si veda sotto Naga, prosperosa maga amica-nemica di Rina) di scene simil osè, dal 1997 ma uscito nel resto del mondo due anni prima, non censurato, soprattutto in giappone.

Rina è una maga che pratica magia nera e che incontra, dopo aver rapinato una banda di ladri come al suo solito, Guido, che si offre come guardia del corpo per la ragazza che gli appare gracile e indifesa. Da allora i due non si separeranno più. Pochi giorni dopo dei misteriosi personaggi si interessano a ciò che la ragazza aveva rubato in precedenza, e fra di essi vi è lo sciamano Zelgadis che, al contrario di Rina, pratica la magia bianca.
Zelgadis,  una volta umano ma ormai trasformato completamente in pietra, cercherà in tutti i modi di ottenere un oggetto: inizialmente cercando di comprare tutta la refurtiva, poi usando la forza. 
Intanto Rina scopre che l'oggetto stregato è una piccola statua di oricalco, e più volte in pericolo verrà salvata anche dal suo compagno Guido possessore della spada di luce.

Protagonista assoluta, quindi, è la giovane maga Rina Inverse. 
Questa viene sempre affiancata da Guido, aitante ma imbranato spadaccino; lo sciamano Zelgadis Greywords, dapprima avversario ed in seguito alleato di Rina; Amelia Wil Tesla Saillune, una principessa che si unirà a Rina nelle sue avventure e, negli OAV l'amica/rivale Naga the White Serpent, prosperosa quanto arrogante maga.

Ciò che rende questo cartone il vincitore di questa classifica sono l'ambientazione fortemente medievale e fantasy, talmente ben curata ed epica da poter essere utilizzata da un Master di D&d per una campagna.

I personaggi sono sviluppati in maniera approfondita e diversificata non solo nei caratteri ama che nelle capacità combattive e magiche.
Il nemico è potente e spaventoso e, soprattutto, Rina non è il classico eroe tutto d'un pezzo senza macchia bensì una stregona che utilizza la magia nera e il cui obiettivo e farla franca sempre e comunque.

Condividete la mia classifica?
Non siate timidi e dite la vostra qui sul blog o su facebook!

Zaffo

sabato 6 gennaio 2018

Imparare a progettare un romanzo con il metodo "Fiocco di neve" e l'arte dei piccoli passi.

Antoine de Saint Exupéry, autore del famosissimo "Il piccolo principe" (terzo libro più letto al mondo), è anche l'autore di una preghiera in cui chiede al Signore di insegnargli l'arte dei piccoli passi... Perché, si sa, i piccoli passi possono portare a grandi risultati.

D'altro canto, se meno di un anno fa, con il mio racconto "Sywyn Yana: il demone di Kalisha" ho vinto il concorso letterario "Midgard Narrativa 2017" lo devo anche in una certa misura alla politica dei piccoli passi: un po' perché tra famiglia e lavoro e impegni quotidiani lo scrivere è per forza di cose a piccoli passi ma anche perché avendo sempre troppo poco tempo per scrivere il metodo è diventato sempre più importante; organizzare le idee, svilupparle in maniera coerente con dei personaggi a loro volta coerenti sono solo alcune priorità, direi necessità, cui lo scrittore deve far fronte.














Galeotta fu, in tal senso, una chiacchierata con il mio buon amico ed autore Ivano Manera; mi mise nell'orecchio una pulce che con la sua vocina continuava a ripetermi "metodo del fiocco di neve, metodo del fiocco di neve". Stanco di questa insistente vocina, decisi di ascoltarla e mi imbattei in un bellissimo articolo "The Snowflake Method For Designing A Novel", nel quale Randy Ingermanson spiega il suo metodo per la stesura di un buon romanzo. 

Ebbene, non sono un fine linguista sicché in mio aiuto venne Google Translate; sperando che possa essere per voi un valido aiuto come lo è stato e lo è tutt'ora per me, di seguito la traduzione in italiano dell'articolo sul metodo c.d. "Fiocco di neve"che, a mio modesto parere, ben interpreta la politica dei piccoli passi.


Tempo di lettura 20 minuti

I dieci passi del progetto
Prima di iniziare a scrivere, devi organizzarti. Devi mettere tutte quelle meravigliose idee sulla carta in un formato che puoi usare. Perché? Perché la tua memoria è fallibile e la tua creatività ha probabilmente lasciato molti buchi nella tua storia - buchi che devi riempire prima di iniziare a scrivere il tuo romanzo. Hai bisogno di un documento di progetto. E devi produrlo usando un processo che non uccide il tuo desiderio di scrivere effettivamente la storia. Ecco la mia procedura in dieci passaggi per scrivere un documento di progettazione. Uso questo processo per scrivere i miei romanzi e spero che ti possa aiutare.

Passo 1) 
Prenditi un'ora e scrivi un riassunto di una frase del tuo romanzo. Qualcosa del genere: "Un fisico canaglia viaggia indietro nel tempo per uccidere l'apostolo Paolo." (Questo è il riassunto del mio primo romanzo, Transgression). La frase ti servirà per sempre come uno strumento di vendita di dieci secondi. Questa è la grande immagine, l'analogico di quel grande triangolo iniziale nella foto del fiocco di neve.
     Quando in seguito scrivi la tua proposta di libro, questa frase dovrebbe apparire molto presto nella proposta. È il gancio che venderà il tuo libro al tuo editore, al tuo comitato, alla forza vendita, ai proprietari di librerie e, in definitiva, ai lettori. Quindi fai il meglio che puoi!
     Alcuni suggerimenti su ciò che rende una buona frase:
Più breve è meglio. Prova per meno di 15 parole.
Nessun nome di personaggio, per favore! Meglio dire "un trapezista handicappato" che "Jane Doe".
Unisci il quadro generale e l'immagine personale. Quale personaggio ha più da perdere in questa storia? Ora dimmi cosa vuole vincere.
Leggi i blurb su una sola riga nella lista dei bestseller del New York Times per imparare come farlo. Scrivere una descrizione di una frase è una forma d'arte.

Passo 2) 
Prenditi un'altra ora ed espandi la frase in un paragrafo completo che descriva l'impostazione della storia, i principali disastri e la fine del romanzo. Questo è l'analogo del secondo stadio del fiocco di neve. Mi piace strutturare una storia come "tre disastri più un finale". Ciascuno dei disastri richiede un quarto del libro da sviluppare e il finale prende l'ultimo quarto. Non so se questa sia la struttura ideale, è solo un mio gusto personale.
     Se credi nella struttura del Tre Atti, allora il primo disastro corrisponde alla fine del primo atto. Il secondo disastro è il punto centrale dell'Atto 2. Il terzo disastro è la fine dell'Atto 2 e impone l'atto 3 che si conclude cose sopra. Va bene che il primo disastro sia causato da circostanze esterne, ma penso che il secondo e il terzo disastro dovrebbero essere causati dai tentativi del protagonista di "aggiustare le cose". Le cose vanno sempre peggio.
     Puoi anche usare questo paragrafo nella tua proposta. Idealmente, il tuo paragrafo avrà circa cinque frasi. Una frase per darmi lo sfondo e l'ambientazione della storia. Poi una frase ciascuno per i tuoi tre disastri. Poi un'altra frase per dire la fine. Non confondere questo paragrafo con la copia di copertina posteriore per il tuo libro. Questo paragrafo riassume l'intera storia. La tua copia di copertina posteriore dovrebbe riassumere solo il primo quarto della storia.

Passo 3) 
Quanto sopra ti offre una visione di alto livello del tuo romanzo. Ora hai bisogno di qualcosa di simile per le trame di ciascuno dei tuoi personaggi. I personaggi sono la parte più importante di ogni romanzo, e il tempo investito nel progettarli in anticipo pagherà dieci volte quando inizi a scrivere.          Per ciascuno dei tuoi personaggi principali, prendi un'ora e scrivi un foglio di riepilogo di una pagina che dice:
Il nome del personaggio
Un riassunto di una frase della trama del personaggio
La motivazione del personaggio (cosa vuole in astratto?)
L'obiettivo del personaggio (cosa vuole concretamente?)
Il conflitto del personaggio (cosa impedisce di raggiungere questo obiettivo?)
L'epifania del personaggio (che cosa imparerà, come cambierà?
Un riassunto di un paragrafo della trama del personaggio
     Un punto importante: potresti scoprire che è necessario tornare indietro e rivedere il riepilogo di una frase e / o il riepilogo di un paragrafo. Vai avanti! Questo è buono, significa che i tuoi personaggi ti stanno insegnando cose sulla tua storia. Va sempre bene in qualsiasi fase del processo di progettazione tornare indietro e rivedere le fasi precedenti. In realtà, non è solo okay, è inevitabile. 
Ed è buono, tutte le revisioni che fai ora sono revisioni che non dovrai più apportare a un manoscritto di 400 pagine goffo.
     Un altro punto importante: non deve essere perfetto. Lo scopo di ogni fase del processo di progettazione è farti avanzare al passo successivo. Mantieni il tuo slancio in avanti! Puoi sempre tornare più tardi e sistemarlo quando comprendi meglio la storia. Lo farai anche tu, a meno che tu non sia molto più intelligente di me.

Passo 4) 
A questo punto, dovresti avere una buona idea della struttura su larga scala del tuo romanzo, e hai passato solo un giorno o due. Beh, sinceramente, potresti aver speso una settimana, ma non importa. Se la storia è infranta, lo sai ora, piuttosto che dopo aver investito 500 ore in una prima bozza sconclusionata. Quindi ora continua a far crescere la storia. Prendi alcune ore ed espandi ogni frase del tuo paragrafo riassuntivo in un paragrafo completo. Tutto tranne l'ultimo paragrafo dovrebbe finire in un disastro. L'ultimo paragrafo dovrebbe dire come finisce il libro.
     Questo è molto divertente e alla fine dell'esercizio hai uno scheletro di una sola pagina del tuo romanzo piuttosto decente. Va bene se non riesci a ottenere tutto su una singola pagina distanziata.            Ciò che conta è che sviluppi le idee che andranno nella tua storia. Stai espandendo il conflitto. Ora dovresti avere una sinossi adatta per una proposta, sebbene esista un'alternativa migliore per le proposte. 

Passo 5) 
Prendi un giorno o due per scrivere una descrizione di una pagina di ogni personaggio principale e una descrizione di mezza pagina degli altri personaggi importanti. Queste "sinossi di personaggi" dovrebbero raccontare la storia dal punto di vista di ciascun personaggio. Come sempre, sentiti libero di tornare ai passaggi precedenti e apportare revisioni mentre impari cose interessanti sui tuoi personaggi. Di solito mi piace di più questo passaggio e ultimamente ho inserito le "sinossi dei personaggi" nelle mie proposte anziché in una sinossi basata sulla trama. Gli editori amano le sinossi dei personaggi, perché gli editori amano la narrativa basata sui personaggi.

Passo 6) 
Ormai, hai una storia solida e diversi thread di storie, uno per ogni personaggio. Ora prendi una settimana ed espandi la sinossi della trama di una pagina del romanzo in una sinossi di quattro pagine. Fondamentalmente, espanderai di nuovo ogni paragrafo dal passaggio (4) in una pagina intera. Questo è molto divertente, perché stai cercando di capire la logica di alto livello della storia e prendere decisioni strategiche. Qui, vorrai sicuramente tornare indietro e sistemare le cose nei passaggi precedenti man mano che acquisisci conoscenza della storia e nuove idee ti sbattono in faccia.

Passo 7) 
Prendi un'altra settimana ed espandi le descrizioni dei personaggi in veri e propri diagrammi dei personaggi che dettagliano tutto ciò che c'è da sapere su ciascun personaggio. Le cose standard come la data di nascita, la descrizione, la storia, la motivazione, l'obiettivo, ecc. Ancora più importante, come cambierà questo personaggio entro la fine del romanzo? Questa è un'espansione del tuo lavoro nel passaggio (3) e ti insegnerà molto sui tuoi personaggi. Probabilmente tornerai indietro e rivedi i passaggi (1-6) man mano che i tuoi personaggi diventano "reali" per te e inizi a fare richieste petulanti sulla storia. Questo è bello - la grande finzione è guidata dai personaggi. Prendi tutto il tempo necessario per farlo, perché stai solo risparmiando tempo a valle. 
Quando hai finito questo processo, (e potrebbe volerci un mese intero di sforzi per arrivare qui), hai la maggior parte di ciò che ti serve per scrivere una proposta. Se sei un romanziere pubblicato, puoi scrivere una proposta ora e vendere il tuo romanzo prima di scriverlo. Se non sei ancora pubblicato, dovrai scrivere il tuo intero romanzo prima di poterlo vendere. No, non è giusto, ma la vita non è giusta e il mondo della narrativa è particolarmente ingiusto.

Passo 8) 
È possibile o meno effettuare una pausa qui, in attesa che il libro venda. Ad un certo punto, devi davvero scrivere il romanzo. Prima di farlo, ci sono un paio di cose che puoi fare per rendere più facile la prima traumatica trauma. La prima cosa da fare è prendere quella sinossi di quattro pagine e fare un elenco di tutte le scene di cui avrai bisogno per trasformare la storia in un romanzo. E il modo più semplice per fare quella lista è. . . con un foglio di calcolo.
     Per qualche ragione, questo è spaventoso per molti scrittori. Oh l'orrore. Affrontarla. Hai imparato a usare un word processor. I fogli di calcolo sono più facili. È necessario creare un elenco di scene e sono stati inventati fogli di calcolo per creare elenchi. Se hai bisogno di una guida, compra un libro. Ce ne sono mille là fuori, e uno di loro funzionerà per te. Dovresti impiegare meno di un giorno per imparare il bit di cui hai bisogno. Sarà il giorno più prezioso che tu abbia mai trascorso. Fallo.
     Crea un foglio di calcolo che dettaglia le scene che emergono dal tuo schema di trama di quattro pagine. Crea una sola riga per ogni scena. In una colonna, elenca il personaggio POV (Point of View o meglio Punto di Vista). In un'altra (ampia) colonna, racconta cosa succede. Se vuoi essere elegante, aggiungi altre colonne che ti dicono quante pagine ti aspetti di scrivere per la scena. Un foglio di calcolo è l'ideale, perché puoi vedere l'intera trama a colpo d'occhio, ed è facile spostare le scene in giro per riordinare le cose.
     I miei fogli di calcolo di solito finiscono per essere lungo più di 100 righe, una riga per ogni scena del romanzo. Mentre sviluppo la storia, creo nuove versioni del foglio di lavoro della mia storia. Questo è incredibilmente utile per analizzare una storia. Può essere necessaria una settimana per creare un buon foglio di calcolo. Quando hai finito, puoi aggiungere una nuova colonna per i numeri dei capitoli e assegnare un capitolo a ciascuna scena.

Passo 9) 
(Facoltativo) 
Torna al tuo elaboratore di testi e inizia a scrivere una descrizione narrativa della storia. Prendi ciascuna riga del foglio di calcolo ed espandila in una descrizione multi-paragrafo della scena. Inserisci le linee di dialogo che ti vengono in mente e disegna il conflitto essenziale di quella scena. Se non c'è conflitto, lo saprai qui e dovresti aggiungere conflitti o strofinare la scena.
     Scrivevo una o due pagine per capitolo e ho iniziato ogni capitolo su una nuova pagina. Poi l'ho appena stampato e messo in un bloc notes, così ho potuto facilmente scambiare capitoli più tardi o revisionare i capitoli senza incasinare gli altri. Questo processo mi ha richiesto di solito una settimana e il risultato finale era un enorme documento stampato di 50 pagine che avrei rivisto con inchiostro rosso mentre scrivevo la prima bozza. Tutte le mie buone idee quando mi sono svegliato la mattina sono state scritte a mano ai margini di questo documento. Questo, a proposito, è un modo piuttosto indolore di scrivere quella sinossi dettagliata che tutti gli scrittori sembrano odiare. Ma è davvero divertente da sviluppare, se prima hai fatto i passaggi da (1) a (8). Quando ho fatto questo passo, non ho mai mostrato questa sinossi a nessuno, men che meno a un editore - era solo per me. Mi è piaciuto pensarlo come la prima bozza del prototipo. Immagina di scrivere una prima bozza in una settimana! Sì, puoi farlo e ne vale la pena. Ma sarò onesto, non ho più bisogno di questo passo, quindi non lo faccio ora.

Passo 10) 
A questo punto, siediti e inizia a battere la vera prima bozza del romanzo. Rimarrai sbalordito dalla velocità con cui la storia vola via dalle tue dita in questa fase. Ho visto gli scrittori triplicare la velocità di scrittura di fiction durante la notte, producendo al contempo bozze di prima qualità migliori di quelle che solitamente producono su una terza bozza.
     Potresti pensare che tutta la creatività sia stata rimossa dalla storia in questo momento. Bene, no, a meno che tu non abbia esagerato con la tua analisi quando hai scritto il tuo "Fiocco di Neve". Questa dovrebbe essere la parte divertente, perché ci sono molti problemi logici su piccola scala da risolvere qui. Come fa l'eroe a uscire da quell'albero circondato da alligatori e salvare l'eroina che è nella barca a remi in fiamme? Questo è il momento di capirlo! Ma è divertente perché sai già che la struttura su larga scala del romanzo funziona. Quindi devi solo risolvere una serie limitata di problemi, e quindi puoi scrivere relativamente velocemente.
     Questo stage è incredibilmente divertente ed eccitante. Ho sentito molti sceneggiatori lamentarsi di quanto sia difficile la prima stesura. Invariabilmente, è perché non hanno idea di cosa verrà dopo. Buon dolore! La vita è troppo breve per scrivere così! Non c'è motivo di dedicare 500 ore alla stesura di una prima bozza del tuo romanzo quando ne puoi scrivere una solida su 150. Contando le 100 ore necessarie per realizzare i documenti di progettazione, arrivi in ​​anticipo nel tempo.
     Circa a metà di una prima bozza, di solito faccio una pausa e sistemo tutte le parti rotte dei miei documenti di progettazione. Sì, i documenti di progettazione non sono perfetti. Va bene. I documenti di progettazione non sono fissi in cemento, sono una serie vivente di documenti che cresce man mano che sviluppi il tuo romanzo. Se stai facendo bene il tuo lavoro, alla fine della prima stesura riderai di quello che un pezzo di spazzatura dilettantistico erano i tuoi documenti di progettazione originali. 
E sarai elettrizzato dalla profondità della tua storia.

Zaffo

martedì 26 dicembre 2017

Auguri di buone feste a tutte e tutti voi: buona fine e miglior inizio! :)

Durante il periodo delle vacanze, specialmente quelle natalizie, cerco di disintossicarmi dalla tecnologia, dai social, dallo smartphone e simili per dedicarmi ai rapporti umani, soprattutto quelli famigliari che durante l'anno più di tutti pagano il prezzo di una vita quotidiana sempre sul filo del minuto...
Aerosmith - Livin' on the edge
Ma doveroso è un augurio sincero a tutti voi e tutte voi di buone feste perché possano per tutti essere un momento di riequilibrio, un momento per stare con le persone a cui si vuole bene, dal vivo, senza intermediari tecnologici. 

Per quanto riguarda "Il fantasy secondo Zaffo", il bilancio del 2017 è stato più che positivo: durate il suo primo anno di vita le visualizzazioni sono state ben più di 10.000 (dicasi diecimila!); le interviste belle e importanti ci hanno fatto conoscere autori che ancora al giorno d'oggi tengono vivo il vero fantasy e che io ho definito gli alfieri del fantasy; abbiamo letto di storie epiche e coinvolgenti, di personaggi mitici e mitologici.

Il 2018 dovrà essere all'altezza, proprio per questo sto lavorando per farvi leggere di sempre nuovi orizzonti fantastici; in programma, al momento, tre eventi sicuramente degni di nota:
1) Intervista con l'editore: Fabrizio Bandini ci presenta Midgard editrice.
La storia di un editore, la nascita di una casa editrice e tanti tanti utili consigli per chi vuole iniziare a scrivere con l'editore giusto.

2) Intervista con l'autrice: Paola Scagliarini e come si vive di sola scrittura.
Il sogno di ogni scrittore, in Italia, è vivere della propria penna, e lei ci riesce! Scopriamo come.

3) Intervista con il bardo: Luigi Soranno e i suoi "Arcane Tales".
Il fantasy scritto in note, musica epica per chi sogna il fantasy.

Buon fine anno e miglior inizio!
ZAFFO



domenica 26 novembre 2017

Assogevi Onlus: "Aspettando il Natale 2017" - Giochi in scatola, ricca lotteria e golosità per tutti

Con il gentile contributo di: LoisonPrixGames AcademyComune di Vicenza

Buona domenica carissime e carissimi lettori, lettrici, amiche ed amici; quest'oggi si torna con la rubrica "E' bene fare del bene quando si può fare del bene".
Voglio parlarvi di uno degli eventi più attesi dell'anno, uno degli eventi per i quali lo staff di Assogevi ha il piacere di impegnarsi, spendersi e mettersi in gioco... Nel vero senso della parola!

Oggi, domenica 26 Novembre 2017 dalle ore 15.00, presso Villa London Tacchi (Viale della Pace n. 89 - 36100 Vicenza) avremo l'occasione di divertirci tutti insieme, grandi e piccini, famigliari e amici, passando un pomeriggio tra frizzi e sollazzi: giochi in scatola per tute le età e tutti i gusti, gustosissime leccornie presso il bar interno, ricca lotteria con premi per tutti e per tutti i partecipanti un ottimo panettone gentilmente concesso da Loison.

















Dalle luci dell'alba lo staff di Assogevi è all'opera per preparare al meglio il grande ed accogliente salone dove si terranno i bagordi e dove tutti, io compreso, potremmo lasciarci alle spalle il tedio quotidiano per dedicarci a tornare per qualche ora spensierati bambini o giovincelle fanciulle con un solo pensiero: giocare.
Per di più giocare davanti ad un sacchetto di pop corn, una tazza di cioccolato o un caffè caldo.








Main attraction, star della giornata che farà letteralmente impazzire grandi e piccini è il "Gioco dell'oca umano"! Chi non ha mai sognato almeno per una volta nella vita di essere egli stesso protagonista in carne ed ossa di uno dei giochi più famosi, divertenti ed allegri che l'umanità abbia mai inventato? E allora sotto sfidanti e che vinca il migliore 😎


Di seguito una selezione di alcuni tra i giochi nei quali noi tutti potremmo cimentarci oggi pomeriggio, dalle ore 15.00, e che sono sicuro vi faranno strabuzzare gli occhi.
Per i giochi si ringraziano di cuore i fantastici ragazzi della mitica Games Academy di Vicenza, un vero paradiso per chi vuole, come Alice, perdersi nel paese delle meraviglie fatto di fumetti, giochi, tornei, gadget e chi più ne ha più ne metta.









Vi aspettiamo numerosissimi e numerosissime, bambine e bambini, genitori e nonni e zii e cugini, amiche ed amici di terra e di mare e di cielo, da qualunque posto proveniate oggi è bene fare del bene per sostenere Assogevi, associazione di promozione sociale, che con le sue molte attività sostiene ormai da molti anni attività a scopo benefico.
Grazie a tutti per l'attenzione e a tra poco!

Zaffo




domenica 8 ottobre 2017

"Il ritorno dei Berserker" di Pietro Ferruzzi - Un'avventura fantasy in cui il naufragar m'è dolce.

Il naufragar m'è dolce in questo epic fantasy sì tanto avventuroso come da tempo, troppo tempo, non mi capitava di leggere.

Mie care affezionate, miei cari affezionati, come promesso sono questa domenica a parlarvi di "Il ritorno dei Berserker" di Pietro Ferruzzi; un romanzo che ho gustato dalla prima all'ultima pagina e il cui gusto ha soddisfatto appieno il mio palato desideroso di avventura ed epicità.
Ho divorato le pagine una ad una come un pop corn tira l'altro: ogni capitolo è ben strutturato, equilibrato e pieno di azione ed avventura condite però da spunti sulla trama che avanza come un treno direttissimo, approfondimenti sui personaggi e la loro storia personale anche loro funzionali alla storia che l'autore ci racconta e, dulcis in fundo, una buona dose di colpi di scena di quelli che davvero non ci si aspetta e che potrebbero far deragliare l'avventura su binari inimmaginabili.

Se doveste chiedermi: "chi è il protagonista del romanzo?" Non saprei davvero rispondervi poiché le gesta narrate coinvolgono intere famiglie, tribù, razze e regni; protagonista del romanzo è il mondo creato da Pietro Ferruzzi, la sua storia e le vicende che in "Il ritorno dei Berserker" si narrano.
Questo, a mio avviso, è un bellissimo pregio di un lavoro che dimostra anche e soprattutto in
questo aspetto tutta la professionalità, la passione e lo studio che ci sta dietro. Tutto è ragionato a tavolino, tutto è stato previsto dall'autore e da chi al libro ha dedicato il proprio lavoro, eppure al lettore l'incastro degli eventi appare mai artificioso ma sempre naturale, armonioso e verosimile.

Curiosi eh?!
Iniziate con il leggervi la seconda parte dell'intervista a Pietro Ferruzzi dedicata al suo romanzo e al dietro le quinte de "Il ritorno dei Berserker".
Tempo di lettura: 15 minuti

Pietro, chi è il vero protagonista del tuo romanzo?
     Non esiste un protagonista assoluto: c’è un nucleo di personaggi principali attorno ai quali ruota tutta la storia.
Un ruolo di spicco lo ricopre Cameron, il Re delle terre di Oppas, un personaggio al quale sono molto affezionato e che forse è proprio quello che nel bene e nel male più mi rappresenta.

I tuoi personaggi hanno tutti età, lignaggi, storie, capacità e personalità diverse… Da dove sono nati cosi tanti personaggi da coinvolgere in una sola storia?
     Tutti nascono da esperienze personali diverse, ognuno racchiude una parte di me. Qualcuno è più ispirato alle persone che più mi sono vicine.
Il difficile è stato amalgamarli e impegnarsi a farli agire, pensare e parlare in base al rispettivo ruolo e alla rispettiva età.

Pur essendo molti personaggi e tutti diversi tra loro, c’è una linea rossa che li unisce e li amalgama, quanto è stato difficile e complesso mantenere l’equilibrio dei rapporti tra loro?
     Dietro alla “linea rossa” c’è stato un grosso lavoro di preparazione per far emergere le loro qualità e i loro difetti senza risultare troppo pesante o utilizzare stereotipi.
Equilibrio è una parola impegnativa, a volte regna il caos psicologico ma dopo tutto nessuno è sempre lineare nel suo modo di vivere la vita. Ho cercato di renderli normali e attraverso il romanzo ciascuno di loro, a modo suo, compie un percorso di crescita e consapevolezza dei propri mezzi.

Cameron, il Re di Oppas, è il personaggio che tra tutti, a mio avviso, subisce una maggiore evoluzione; è stato il primo personaggio a prendere forma nella tua testa oppure ce ne sono stati altri prima?
     Re Cameron me lo sono portato dietro dal primo libro "Il Sigillo di Aetherea", chi ha letto entrambi i romanzi noterà quanto questa evoluzione sia tangibile.
Se devo essere sincero, il primo personaggio sul quale doveva essere incentrato un racconto che poi è diventato "Il sigillo di Aetherea" è stato Puck.

Un’altra bellissima caratteristica del tuo romanzo sono i colpi di scena, ce ne sono davvero moltissimi e tutti sono davvero inaspettati. Una pianificazione così precisa della storia richiede un metodo molto preciso, parlaci di questo aspetto del tuo lavoro.
     Questa è una domanda che mi riempie di orgoglio: non c’è obiettivo più difficile per un romanzo fantasy di essere originale e mai scontato.
Nel primo libro ho gettato le basi per alcune situazioni che volevo sviluppare nel secondo, alcune tracce o porte lasciate aperte che mi hanno guidato nella stesura di "Il ritorno dei Berserker". E’ stato difficile incastrare tutte le tessere del mosaico nel modo giusto ma sono più che soddisfatto del risultato.
Quando ho già in mente il colpo di scena, costruirgli intorno la giusta aspettativa e farlo accadere nel momento in cui il lettore meno se lo aspetta diventa più facile di quando scrivo a getto senza sapere dove andare a parare. Posso dire che questo è l’aspetto che ho cercato di curare maggiormente e in relazione al quale ho speso più energie. Sono contento che tu l’abbia notato (sorrido come un ebete mentre scrivo).

Per produrre un romanzo di alta qualità artistica e con una trama così fitta, immagino, il lavoro è davvero tanto; ci sono delle figure che dietro le quinte ti hanno dato il loro supporto?
     Certo, ne voglio ringraziare alcune: Fabio Neri appartenente alla Compagnia di rievocazione storica "Giovanni delle Bande Nere" per tutto quello che riguarda armi, duelli, equipaggiamento degli eserciti e descrizione delle battaglie. Lauramaria Gerola e Cristina Sprela, le mie più affezionate beta readers. Stefano Marguccio autore di "Cronache dei due mondi" per avermi bacchettato sul punto di vista e avermi dato preziosi suggerimenti stilistici. Dulcis in fundo Claudia Cintio che in tempi non sospetti ha editato il romanzo sostenendomi sempre (ha usato un pò il metodo del bastone e la carota con me ma ha avuto ragione).
Voglio anche ringraziare mia moglie Elisabetta, che se non ha chiesto il divorzio durante la stesura dei libri forse mi sopporterà fino alla fine.
Un grazie anche a tutti i lettori di "Il sigillo di Aetherea" che mi hanno lasciato una recensione, un commento o anche solo un complimento al volo: è grazie a loro se ho continuato a scrivere.

L’epicità della tua storia è trasbordante ed è un esempio, a mio parere, di heroic fantasy degno di nota; in questa epicità si inserisce perfettamente un pantheon di divinità in guerra tra loro e che, in guerra, trascinano i loro fedeli e i loro emissari nel mondo da te costruito. Quale ruolo hai voluto dare alle divinità del tuo pantheon? Perché hai scelto di dar loro un’influenza così grande sui personaggi del tuo romanzo e sulla storia alla quale danno vita?
     Sono andato un pò in controtendenza rispetto a "Il Sigillo di Aetherea" dove l’interferenza delle divinità era più contenuta.
In il "Ritorno dei Berserker" il ruolo delle divinità è quello di guida piuttosto che parte attiva; alla fine non scendono mai davvero in campo se non in un’occasione: il deus ex machina che risolve la situazione a volte ti si ritorce contro... Almeno io, in qualità di lettore, storco un pò il naso.

Un altro pilastro sul quale si regge il tuo romanzo è la famiglia e i rapporti famigliari; quanto di autobiografico c’è in questo? Quanta importanza rivestono i legami famigliari per Pietro?
     La famiglia è tutto per me. Io sono "old style" e desidero con tutto me stesso di riuscire a trasmettere ai miei figli tutto ciò che di positivo mi ha donato la vita evitando loro, al contempo, le difficoltà e le sofferenze che ho dovuto affrontare io... A volte il destino è veramente bastardo.

Ultime domande… Quanto tempo è passato dall'idea del romanzo alla sua effettiva pubblicazione?
     Come già detto prima, l’idea della trama di "Il Ritorno dei Berserker" si è fatta strada nella mia testolina mentre stavo scrivendo "Il Sigillo di Aetherea". Ho iniziato a scriverlo nel giugno del 2015 e per vari motivi l’ho abbandonato e ripreso più volte. Poi, nell’estate del 2016 mi ci sono buttato anima e corpo bruciando tutto il tempo libero. Finito a novembre 2016, dopo svariati mesi per revisioni e ripensamenti, ad agosto 2017 è uscito l’ebook pubblicato con Amazon KPD come self publisher.
Ma non è finita qui perché ad ottobre 2017 uscirà il cartaceo pubblicato da I.D.E.A. (immagina di essere altro)... Un nuovo capitolo di questa bellissima avventura.

A proposito, perché hai scelto di pubblicare il libro come self publisher? Di conseguenza, qual è il tuo rapporto con l’editoria tradizionale? 
     Curo un blog che ho chiamato "Esordiente allo sbando", lì racconto in vari articoli tutta la storia dei miei romanzi e le decisioni prese.
Per farla breve, il primo libro l’ho pubblicato con una casa editrice di Pisa (Editrice Campanila) e purtroppo, per vari motivi, le cose non hanno funzionato come speravo. Non me la sentivo di rifare tutta la trafila delle case editrici per "Il Ritorno dei Berserker" e ho optato per un editing e una copertina fatta dal progetto editoriale I.D.E.A. per pubblicare in self il mio secondo romanzo. Nel momento in cui ho avuto la liberatoria dalla precedente casa editirce, I.D.E.A. ha iniziato anche a lavorare come casa editrice e mi ha proposto di entrare in famiglia, perché questo I.D.E.A. è per me, ed ho subito accettato con entusiasmo.
Non chiedo molto a una casa editrice se non quello di non essere lasciato da solo e sentirmi parte di un progetto comune e di una crescita insieme.

Come, dove e quando pubblicizzi le tue opere? Attraverso quali eventi, siti o con quali altri strumenti?
     Credo che lo strumento più potente sia il passaparola. Poi viene internet e quindi cerco di essere attivo su vari gruppi Facebook, ma sono anche su Goodreads, Wattpad e Twitter.
Come già detto, curo anche un blog tramite il quale cerco di ottenere un pò più di visibilità.
Ci tengo a dire che I.D.E.A. è molto attiva nella promozione e partecipa anche a varie fiere: saremo a Romics il 7 e l’8 Ottobre e io ho già in mano i biglietti del treno. Seguirà Pordenone il 18-19 Novembre.

Ultima domanda, immancabile, progetti correlati a “Il ritorno dei Berserker”? Progetti futuri?
     Vorrei tanto cominciare a scrivere il terzo capitolo della saga, ho già una traccia in testa ma quello che mi manca è l’ispirazione per iniziare e soprattutto il tempo!
Nel frattempo, ho iniziato a scrivere qualche racconto, cosa che non avevo mai fatto e non credevo di essere in grado di fare (visto che quando ci avevo provato nel 2012 si è trasformato in romanzo), però sembra che funzionino e un paio dovrebbero essere pubblicati a breve, incrociate le dita per me!

Incrociamo le dita per te, Pietro, sperando di poter raccontare su "Il fantasy secondo Zaffo" i tuoi prossimi successi.

Dandovi appuntamento al prossimo post, vi lascio con un suggerimento musicale; alla prossima!

Blind Guardian - "Somewhere Far Beyond" full album (1992)

Zaffo

domenica 1 ottobre 2017

Pietro Ferruzzi - Il fantasy non è mai stato così avventuroso e sorprendente - CAP1: "L'uomo dietro l'autore, l'autore dietro il romanzo"


Buongiorno amic* e appassionat* di fantasy!
Oggi ho il piacere di parlarvi di un autore al quale tutti possono ispirarsi essendo prima tutto una persona vera che nonostante le difficoltà quotidiane che noi tutti viviamo ha deciso di fare del fantasy, un gran bel fantasy ben degno di essere ospitato su questo blog: Pietro Ferruzzi.
In questo post andremo a conoscere l'autore in quanto tale e andremo anche a curiosare nei suoi gusti letterari, musicali, cinematografici e ficcheremo il naso in qualche aneddoto della sua vita.
Pietro sarà ospite de "Il fantasy secondo Zaffo" anche la prossima settimana, o meglio ospite sarà il suo romanzo "Il ritorno dei Berserker".
Questo perché credo che dietro ad ogni opera ci sia una persona che merita di essere conosciuta in quanto portatrice, nella propria opera, di tutto ciò che è e che ha vissuto.
Iniziamo quindi a conoscere Pietro Ferruzzi e il suo mondo preparandoci quindi ad esplorare insieme, la prossima settimana, il mondo letterario da lui creato.











Pietro, autore del ciclo "L'era della luna rossa" fa parte della scuderia di "I.D.E.A. Immagina di essere altro" ovvero, e cito testualmente "una micro Casa Editrice le cui pubblicazioni hanno raggiunto in un anno migliaia di persone, nonostante i pochi mezzi a disposizione. La nostra missione? Riqualificare il fantasy italiano tramite contenuti importanti e trame avvincenti, meravigliose illustrazioni e suggestive proposte di lettura. Il fantasy aiuta a crescere se accompagnato da contenuti sociali e messaggi importanti, aiuta a sognare in un periodo storico che uccide i sogni, ti porta a immaginare di essere altro rimanendo sempre se stessi".
Come non essere d'accordo con l'idea che I.D.E.A. ha del fantasy?
Questa filosofia, questo stile che mi sento di poter abbracciare e condividere in pieno si ritrova davvero potente nel romanzo di cui vi parlerò la prossima settimana, ovvero  "Il ritorno dei Berserker": un romanzo che, posso già anticiparvi, si presenta molto curato fin dalla copertina davvero molto gradevole nelle immagine e soprattutto, a mio parere, nei colori davvero azzeccati. Si tratta di un romanzo che colpisce davvero nel segno e mi ha colpito specialmente per la capacità dell'autore di costruire una storia dall'intreccio mai scontato e anzi pieno di inattesi e inaspettati colpi di scena: non scherzo, giuro, quando dico di aver saltato qualche capitolo per vedere come andava a finire una vicenda legata ad un particolare personaggio; poi, ovviamente, ho recuperato il capitolo saltato, altrettanto bello ed avvincente ma... Non esagero nel dire che una cosa del genere mi è capitata solo leggendo "Il trono di spade" di George R.R. Martin.
Cosa significa? Che ogni personaggio è approfondito e ben caratterizzato e che ogni vicenda che riguarda quel personaggio è fondamentale ai fini di una storia che tiene con il fiato sospeso dall'inizio alla fine: non si sa mai davvero cosa possa capitare il paragrafo successivo eppure la lettura è sempre scorrevolissima e gradevole e, cosa affatto non scontata nel panorama fantasy italiano legato alle piccole case editrici, la forma grammaticale è perfetta e l'italiano ineccepibile.

Ho parlato fin troppo! E' il momento di lasciare parola e scena a Pietro Ferruzzi, un altro alfiere del fantasy alto, del fantasy che tutti noi vogliamo ancora leggere.

Dove e quando sei nato?
Firenze il 17 dicembre 1976.
Città in cui vivi:
Firenze.
Formazione ed istruzione:
Scientifica, altrimenti perché mettersi a scrivere fantasy se non per evadere dalle leggi esatte?
Ci racconti come è nato il tuo rapporto con la lettura?
Ho iniziato a 8 anni con "La spada di Shannara" di "Terry Brooks" e da quel momento non ho più smesso. Fino a qualche anno fa ero onnivoro, mentre adesso mi sto concentrando su autori fantasy italiani esordienti/emergenti pubblicati da case editrici o tramite self publishing. Nel mio piccolo (ho un blog) cerco di dare spazio a quegli autori secondo me più meritevoli di tanti altri più famosi o stranieri.
Il libro che porteresti con te in un’isola deserta:
Solo 1? Forse "Il Signore degli Anelli", almeno così riuscirei  a ricordarmi tutti i personaggi e le loro origini!
Giochi o hai giocato di ruolo?
Giocavo, mi sono appassionato con i libri game di "Lupo Solitario", poi con un gruppo di amici ho giocato a "Dungeons & Dragons" e "Advanced D&d".
Ho vinto anche un torneo giocando come Kender. Sono un po old style eh eh eh.
E di ruolo dal vivo?
Mai fatto, non so nemmeno se mi piacerebbe…
Quando, come e perché hai sentito la necessità di scrivere letteratura fantasy?
Era da un po che ci pensavo, avevo "millemila" pensieri che mi frullavano in testa. Non sapevo nemmeno che avrei potuto cimentarmi nella scrittura di ben due romanzi.
Il fantasy è stato il mezzo attraverso il quale sono riuscito a convogliare le mie idee in una trama logica e spero avvincente, inserendo anche dei messaggi importanti. Ho cercato di modernizzare un po il fantasy classico utilizzando i soliti cliché ma evitando i personaggi stereotipati come il cattivo di turno che non ha moventi o che al momento di vincere perde tempo inutilmente in chiacchiere. Gli eroi, inoltre, non sono tali in quanto tali ma persone comuni con i loro pregi e (tanti) difetti.
Tre romanzi che ritieni imprescindibili.
Più che di romanzi imprescindibili vorrei parlare di romanzi che mi hanno fatto pensare e hanno contribuito alla mia formazione: sicuramente "Signor Malaussène" di Daniel Pennac"Lo Hobbit" e via, farò pure l’erudito, "Rosso Malpelo" di Verga.
Chiaramente ce ne sono molti altri, oggi però mi vengono in mente questi.
Consiglia tre titoli musicali ai nostri lettori (canzoni o album).
Oh mamma, i miei gusti musicali sono un po obsoleti, però ci sono tre gruppi/autori che hanno accompagnato la mia crescita: QueenMichael Franti e Tupac Shakur.
Ti voglio raccontare questo aneddoto: nei lontani anni '90 ero a un concerto di Tupac insieme ai Public Enemy e Ice-T: quando dopo l’esibizione dei Public Enemy, al posto di Tupac si presentò un gruppo sconosciuto (Five O?) qualcuno da sotto il palco urlò “We want Tupac!” (vogliamo Tupac) e Ice-T prese il microfono e rispose: “Tupac is in Jail” (Tupac è in galera). Un rimpianto che mi porto dietro ancora oggi.
Tre film che devono esser visti.
Uno l’ho visto proprio ieri: "Sleepers"; per un fiorentino non può non essere citato "Amici miei" e un altro film che ho adorato è "Il sesto senso".
Con un aggettivo, com’è il fantasy secondo Pietro Ferruzzi?
Emozionante.

Vi lascio con tre brani estratti dagli artisti preferiti di Pietro Ferruzzi, dandovi appuntamento per la prossima settimana per parlare insieme di  "Il ritorno dei Berserker", secondo romanzo del ciclo "L'era della luna rossa" di Pietro Ferruzzi.

Queen - "One Vision" (1985)

Michael Franti & Spearhead - Say Hey (I Love You)

Tupac - Changes

Zaffo

venerdì 22 settembre 2017

Il romanzo "Pericoloso" di Roberta Caldognetto diventa "Pericoloso" il film; il sogno è divenuto realtà

Domenica 24 settembre 2017, ore 18.00, presso il cinema San Marco di Vicenza sarà proiettata la prima di "Pericoloso", film tratto dal romanzo della bravissima Roberta Caldognetto.

Ebbene, sono le 22.22 e sono sul mio divano, alla luce di una piccola lampada a led che illumina la tastiera sulla quale le mie dita battono leggere e veloci per fissare sullo schermo i pensieri fugaci ispirati da una musica delicata ma profonda (link: witch fantasy music).
Tutto ciò per un semplice motivo, una bella e buona causa: "Pericoloso", il film tratto dal romanzo omonimo di Roberta Caldognetto.

Trailer: "Pericoloso", il film
Roberta, una concittadina, prima di tutto, in quanto entrambi siamo figli della città del Palladio, Vicenza; autrice ed amica con la quale ho avuto il piacere di condividere eventi letterari ai quali abbiamo presentato i nostri lavori, le nostre storie e i nostri libri... Solo che, e di quanto sto per scrivere sono oltre modo felice, il suo lavoro e la sua storia e il suo libro "Pericoloso" sono diventati un film che, sono sicuro, farà innamorare il pubblico delle sale e convincerà le giurie dei concorsi cinematografici ai quale parteciperà, anche le più esigenti.
No, non si tratta di un fantasy ma è dannatamente giusto che io narri di colei che ha dato vita al sogno che tutti noi scrittori, autori, nerd, appassionati ed accaniti fans da sempre facciamo solo per poi svegliarci nei nostri letti.
Roberta, invece, assieme a chi in questa epica avventura le è stata e le è compagno o compagna potrà dire, senza falsa modestia ma fiera ed orgogliosa: "hai visto il film tratto dal mio romanzo? Non ancora? Cosa aspetti, è al cinema!"

Ebbene, mie carissime lettrici e miei cari lettori, andiamo a conoscere meglio Roberta nell'intervista che gentilmente ha rilasciato ai microfoni de "Il fantasy secondo Zaffo", intervista dal titolo "prima della prima" (scusate il gioco di parole ma era francamente irresistibile).
La prima (visione), per l'appunto, sarà proprio a Vicenza, Cinema San Marco, domenica 24 settembre 2017 ore 18.00: concittadine, concittadini e connazionali affrettatevi; il tutto esaurito è assicurato ma ancora qualche posticini lo trovate.
Costo del biglietto: 3 euro in prevendita, 5 euro al botteghino.  

Tempo di lettura: 10 minuti
Prima della prima, intervista a Roberta Caldognetto

D: Dove e quando sei nata?
R: Vicenza, 16 maggio 1990.
D: Dove vivi?
R: Isola Vicentina.
D: Quale la tua formazione?
R: Sono laureata in Scienze Giuridiche. Nella pratica non mi è piaciuto, così ho preso una strada totalmente diversa, sono specializzata nel seguire bambini e ragazzi affetti da DSA (disturbi dell'apprendimento) e ADHD (deficit di attenzione e iperattività). Questo lavoro mi è piaciuto così tanto, fin dall'inizio, che ho deciso di laurearmi nuovamente, questa volta in Scienze e tecniche psicologiche.
D: Che professione svolgi?
R: Ho aperto uno studio, "Gocce di memoria", specializzato in metodo di studio per bambini e ragazzi affetti da DSA e ADHD; all'interno dello studio svolgo la mia professione di formatrice e game trainer.
D: Passiamo ora al tuo libro, titolo?
R: "Pericoloso"
D: Quando e da chi è stato pubblicato?
R: E' stato pubblicato nel 2013 ma non ti dirò il nome della casa editrice perché non ho mai avuto risposta sui compensi dovuti e non ci siamo lasciati in buoni rapporti.
Nell'editoria italiana succede anche questo, ahimè, aggiungo io.
D: Quale storia racconta il libro? Senza svelarci il finale, non spoileriamo eh!
R: Racconta la storia di Gloria, una truccatrice che in seguito ad importanti delusioni decide di dare una svolta alla sua vita, ricominciando a vivere.
In modo pericoloso? Mi vien da chiedermelo...
D: Come sono nati il libro e la sua storia? Da dove hai tratto la tua ispirazione?
R: Mi sono seduta al pc e di getto è arrivata questa storia, frutto di pura immaginazione, come sempre quando scrivo.
D: La storia che racconti ha dei profili autobiografici? E dei risvolti sociali?
R: Niente di autobiografico. 
Il risvolto sociale forse sì: far capire a tutti che dopo i momenti bui si può ricominciare, che la luce esiste per tutti.
D: Arriviamo al film omonimo tratto dal tuo libro. Quali le tappe fondamentali del percorso da sogno a realtà?
R: Sicuramente l'aver trovato un gruppo di attori innamorati del progetto e motivati quanto me; mi hanno aiutata davvero tanto. Poi le location che ci hanno ospitati: vedendo un gruppo di giovani e giovanissimi, in molti ci hanno aperto le porte.
D: Umanamente, in quanto Roberta al di là della professionista e della scrittrice, quali e quanti sacrifici stanno dietro al tuo progetto divenuto così bella realtà? Quali tue virtù e qualità hanno reso possibile tutto questo?
R: Molti ostacoli economici: seppur il Comune di Vicenza abbia dato il suo patrocinio al progetto, a livello monetario non è stato d'aiuto. 
Grazie alla nostra determinazione e al nostro desiderio di veder parlare il mio romanzo siamo comunque riusciti a superare anche momenti difficili.
D: Quante altre persone e quante altre realtà hanno reso possibile la realizzazione del film?
R: Realtà vicentine come "Villa Bonin", "Mom benessere", "Vergilius", "Rosso amante gioielli", "Sintal", "Chimica ecologica", "Gocce di memoria" sono state davvero molto importanti ai fini della realizzazione pratica del film. Fondamentale è stato anche l'apporto dell' "Ulss di Schio" (un ente per noi eccezionale) e l'aiuto di attori e amici che ci hanno offerto la possibilità di girare in location altrimenti non accessibili.
D: Una curiosità da retroscena… Quanto è fedele il film rispetto al libro?
R: Abbastanza fedele, direi. Non è stato facile rispettare in toto il libro per ovvi motivi di tempo: basti pensare che tutte le scene girate ammontano a 8 ore e abbiamo dovuto ridurre il tutto condensandolo in 1 ora e 45 minuti; si è cercato di rimanere il più possibile fedeli al libro.
D: Un consiglio per chi ancora insegue i suoi sogni e, come te, vuole realizzarli.
R: Ci vuole forza, determinazione e molta, molta faccia tosta.
Si deve andare avanti nonostante i "no"; la fiducia in se stessi non va mai persa così come è importante cercare di rimanere sempre solari: io ero sempre positiva e ridevo spesso anche quando gli attori sbagliavano la battuta e si doveva ripetere la scena ancora e ancora.
Andate sempre avanti ridendo!
D: Infine, invitaci alla prima del film tratto dal tuo libro.
R: Vi aspetto domenica 24 settembre alle ore 18.00 al cinema San Marco di vicenza.
Una serata ricca di intrattenimento ed emozioni vere. Non mancate e, anzi, supportate questo progetto vicentino ed ambizioso!

Ringrazio Roberta Caldognetto per una delle interviste più interessanti, emozionanti e ricche che abbia fin'ora avuto il piacere di scrivere.
Non mancherò al cinema e non mancherò di supportare questo splendido progetto tra carta e pellicola.

Zaffo

sabato 16 settembre 2017

E' guerra: sangue demoniaco macchierà il terreno, baluardi ritenuti invincibili cadranno. Bran e Nemrak dovranno risplendere come scintille nel buio - Bran il paladino: attacco al Tempio - Cap 12: Scintille nel buio.

Buona domenica a tutte e a tutti, mie care lettrici e miei cari lettori.
Ridendo e scherzando, scrivendo e leggendo, siamo arrivati all'ultimo capitolo di quello che fu il mio primo romanzo fantasy, edito da Midgard Editrice"Bran il paladino: attacco al Tempio".
Un libro che, riletto per postarlo a puntate su questo blog, mi ha fatto gustare sapori antichi e genuini e che non credevo più potessero esistere ma che, in realtà, avevo solo dimenticato satollo dell'amaro distillato che la vita di tutti i giorni ci fa ingoiare coprendo i dolci aromi di ciò che di davvero buono c'è.

E' stato per me un viaggio nel passato ed un ritorno alle origini che mi ha fatto riscoprire l'amore per il fantasy e mi ha ricordato perché io voglia condividerlo con gli altri, con tutti voi che spero possiate accoglierlo come si accoglie un amico gradito, vecchio o nuovo che sia. 
Proprio per questo, è non senza una buona dose di malinconia, di quella alla quale ci si vuole per un pò lasciar andare perché infondo nutre l'anima di bei ricordi e rinfranca lo spirito con brividi di piacere, che mi appresto a rendervi partecipi di quest'ultimo capitolo.

Il magico sigillo imposto sul Tempio dei Paladino da Petrus, Sommo Chierico del Regno, al fine di confinare in quel luogo il male che ivi si è risvegliato e che, con sorprendente rapidità si sta moltiplicando, è destinato ad infrangersi. Neppure la sua più potente e pura magia divina è in grado di proteggere la città di Ororia da ciò che dal suo ventre è scaturito: il potere di Hanubi, la Nera Gemella di Orus, cresce incontrastato ed incontrastabile poiché, contro un'essenza divina, nessun umano o elfo o nano o gnomo o altra creatura appartenente alle specie mortali può nulla.
Eppure, umani e nani ed elfi e gnomi si sono radunati sotto un unico vessillo, quello del Regno, ed hanno marciato fino ad Ororia per dare man forte ai Chierici ed ai Paladini nel combattere ciò che nemmeno nei loro peggiori incubi ha mai preso vita.
Le asce dei nani, le spade degli umani e la magia di elfi e gnomi sono armi potenti che faranno scorrere sangue demoniaco a fiumi, eppure molti baluardi sono destinati a cadere e molti coraggiosi combattenti, soldati ed ufficiali indistintamente, dovranno arrendersi all'ineluttabile fato che vedrà la fine dei loro giorni.
Un giorno nuovo, ad ogni conto, succederà alla notte ma se il sole splenderà o meno ancora una volta non sarà dato sapere a chi nell'attacco al Tempio ha dato la propria vita: tutto è nelle mani di un giovane Paladino e di una giovane Chierica che, ora o mai più, dovranno saper rifulgere come scintille nel buio.
Disegno di Gigliana Piccolin

Tempo di lettura: 15 minuti

12 – SCINTILLE NEL BUIO

Ci vollero un paio di giorni prima che tutti e dodici i paladini potessero rimettersi in piedi.
Solo il giovane Bran Llyr e il Sommo Petrus potevano dirsi ristabiliti dopo la cruenta battaglia presso il  Tempio dei Paladini di Ororia.
Il saggio Sommo Chierico adempì con la consueta solerzia ai suoi doveri mettendosi all’opera per preparare Ororia all’imminente scontro con le forze del male: per prima cosa inviò messaggeri in tutto il Sacro Regno per chiedere aiuto agli alleati; in secondo luogo fece evacuare la popolazione in modo ordinato, dando ad ognuno una dichiarazione scritta di proprio pugno che attestava la condizione di rifugiato e che li autorizzava a chiedere ospitalità presso una qualsiasi delle chiese o dei templi di Orus sparsi nel Regno.
Solo una settimana dopo la battaglia presso il Tempio di Ororia, Petrus poté convocare un’assemblea cui presero parte Damien, Thoris, Bran Llyr e la bella e potente Nemrak.
Concluse le dovute formalità di rito, il Sommo Petrus iniziò a trattare dell’argomento iscritto all’ordine del giorno di quel ristrettissimo consiglio.
         <<Già una settimana è passata da quando, grazie al potere concessomi da Orus, ho eretto il sigillo che contiene il male che minaccia la nostra città ed il nostro Sacro Regno>> proferì il mezzelfo dagli occhi lattiginosi, fissando il proprio penetrante sguardo su quello di ognuno dei presenti seduti attorno al rotondo tavolo della Sala Consiliare. <<Altri tre giorni, al massimo quattro, ci sono concessi per prepararci alla battaglia decisiva dopodiché il sigillo sarà spezzato dalla forza crescente del nemico.>>
         <<La sua nera potenza si accresce di ora in ora>> confermò Nemrak, lisciandosi le vellutate vesti d’argento. <<Lo sento nell’aria, nell’acqua e nella terra ed in ogni parte del creato>> concluse, fissando con i suoi occhi azzurro verdi ognuno dei presenti.
         <<È giusto che sappiate la verità, tutta e solo la verità>> annunciò improvvisamente Damien, alzatosi in piedi, dopo aver lanciato una significativa occhiata a Thoris. <<Quello di cui vi sto per mettere al corrente>> continuò fissando il giovane Bran Llyr negli occhi cerulei <<è il più sacro dei segreti custoditi dalla nostra Gilda>> annunciò. <<Quello che vedete splendere al mio collo, e che fino a ieri riluceva sul petto di Thoris, è l’Amuleto dell’Apocalisse, forgiato nei tempi antichi dal fabbro degli Dei fondendo insieme il Sole Splendente, simbolo di Orus, e Luna Nera, simbolo di Hanubi.>>
Alla notizia, lo stesso Petrus non poté trattenere un’espressione di preoccupato stupore chiedendosi se fosse desto o nel mezzo di un incubo.
         <<Il nemico che il destino ci ha chiamati a fronteggiare altri non è che la gemella malvagia di Orus, Dea dell’Abisso e Padrona dei morti. L’obiettivo dell’attacco perpetrato al Tempio ero io, o meglio l’amuleto che ho il dovere di custodire a costo della mia stessa vita. Se esso cadesse nella mani di Hanubi l’Abisso si spalancherebbe sotto i nostri piedi e quelli di ogni essere su questo mondo>> Damien fece una lunga pausa, nessuno osò proferire verbo, così il Gran Maestro continuò. <<Gli Dei sarebbero costretti a scendere in guerra tra loro per l’Ultima Battaglia le cui sorti, ancora, sono sconosciute allo stesso Cardir, il Creatore. Una divinità che possedesse questo leggendario artefatto che riunisce in sé il potere delle tenebre a quello della luce otterrebbe un potenza smisurata, una potenza che nessun Dio da solo potrebbe contrastare.>>
         <<Ora le nebbie si diradano dinnanzi ai miei occhi>> intervenne Petrus, incapace di controllare il leggero tremore che, dalle mani, si stava diffondendo a tutto il corpo.
Nemrak, dal canto suo, non proferì parola, incapace ancora di articolare un pensiero degno di essere espresso.
La gravità della situazione, inoltre, colpì Bran come un pugno allo stomaco: tale era il tremendo fardello che gravava su Damien, pensò atterrito.
         <<La situazione, allora, è ben più grave di ogni mia più nera aspettativa>> commentò il mezzelfo cercando di riprendersi. <<Le soluzioni dovranno risultare decisive, non possiamo permettere al male di perseverare attraverso l’Amuleto dell’Apocalisse che, a mio avviso, dovrà essere messo al sicuro in un luogo quanto più inaccessibile.>>
         <<Sono assolutamente d’accordo>> annuì la giovane Nemrak dopo aver riacquistato il controllo di se stessa.
         <<Purtroppo, ciò non è possibile>> obiettò Thoris. <<Se l’amuleto non fosse indossato da un nobile e devoto Paladino, il suo lato oscuro costituirebbe un richiamo per la peggior specie di creatura malvagia, potendo così cadere nelle mani sbagliate>> concluse stringendo i pugni.
         <<L’amuleto è stato affidato alla nostra Gilda fin dai tempi antichi ed è passato, di generazione in generazione, nelle mani dei più virtuosi tra i paladini, i Gran Maestri. Questa è una catena che non dovrà mai essere spezzata>> sentenziò poi il Bianco Damien con voce ferma e decisa.
         <<Così sia>> concesse il Sommo Petrus in un sospiro.
L’assemblea si protrasse per lunghe ore durante le quali il Sommo Chierico, il GranMaestro dei Paladini e gli altri lì presenti misero appunto tutti i particolari di quella che sarebbe passata alla storia come la battaglia più importante della Seconda Era.

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Nei due giorni successivi, da ogni dove del Sacro Regno arrivarono gli aiuti sperati: i fieri nani barbari, guidati dal Gran Capo Kron, discesero numerosi dalle impervie Alpi del freddo nord impugnando orgogliosamente le loro pesanti asce da battaglia; così come numerosi furono i maghi dalle ampie vesti fruscianti, guidati dall’Arcimago Tynd, provenienti dall’Accademia di Gyl; nelle loro leggere armature di cuoio, fecero ingresso alla Torre del Conclave gli infallibili arcieri elfici del nobile Revia di Bosco Armonioso; infine, dalle soleggiate coste del Mar Tyrrheno, giunsero i disciplinati ed impavidi guerrieri del Re, capeggiati dal fiero Maresciallo Alef, armati di scudo, armatura di piastre e spada lunga.
Niente parate né cortei, niente sfilata trionfale per i guerrieri del Re; Alef, nella sua splendida armatura orlata d’argento, montava un possente cavallo bianco anch’esso bardato per la battaglia.
Ciononostante, l’ingresso degli alleati fu ugualmente trionfale poiché sincera benevolenza fu generosamente dimostrata da chi, nonostante tutto, era rimasto in città.
Il Sommo Petrus ed il Bianco Damien ricevettero tutti con grandi onori e parole di elogio: il Sacro Regno tutto era stato capace di unirsi a fronteggiare l’oscurità strisciante ed il destino era nelle loro mani; tutti ne erano consapevoli.
Dopo un’abbondante cena a base di zuppa di cereali, carne arrostita con verdure e patate croccanti, pane, noci e frutta fresca, vi fu un momento mondano di musica e chiacchiere in cui i presenti si scambiarono notizie sui fatti del Regno e del mondo.
         <<Le tribù al di là delle Alpi>> fece Kron parlando con Bran <<spingono per riversarsi nei nostri territori, in cerca di villaggi da saccheggiare e donne con cui giacere>> lo informò.
<<Pensavo che i Trattati Reali avessero sancito una tregua, se non una vera e propria pace>> ribatté il giovane paladino sorseggiando un pò di birra.
         <<Mio giovane Bran>> gli rispose il Gran Capo dei barbari, scoppiando in una grassa risata <<non è certo merito di alcuni fogli di pergamena macchiati d’inchiostro se le tribù se ne stanno al di là dei nostri confini>> continuò trangugiando, tutto d’un fiato, un intero boccale. <<Birra! Birra!>> gridò poi rivolgendosi ad una delle molte cameriere, alzando in alto il boccale vuoto, accompagnando la richiesta con un rumoroso rutto. <<Ciò che li convince a starsene a casa propria è la possanza delle nostre fortezze tra le montagne ed il filo tagliente delle nostre asce.>>
         <<Non dare retta ad un burbero ubriacone>> si intromise Alef, Maresciallo dei guerrieri del Re, un uomo alto e slanciato, dal fare gentile e dall’aria sincera. <<Senza quei trattati si scatenerebbe una vera e propria guerra su vasta scala>> continuò, battendo la callosa mano sulla spalla di Kron.
         <<Tutto qui?>> gli chiese il Nano asciugandosi la barba con il dorso della mano. <<Mi sembri al quanto rammollito, mio buon Alef>> lo stuzzicò il barbaro. <<Un Nano in fasce ci avrebbe messo più forza… Non l’ho nemmeno sentita!>> scherzò bonariamente riferendosi alla pacca sulla spalla.
         <<Non ti hanno mai detto di evitare di fare a botte con gli ubriachi?>> gli chiese l’altro lisciandosi i lunghi baffi biondi.
         <<Anche se mai me l’avessero detto, non ho mai seguito un consiglio tanto stupido… Thor mi fulmini se mi sono mai tirato indietro una sola volta!>>
         <<Non cambi davvero mai>> rise Alef, trascinando nella risata anche il giovane Bran.
Seduti ad un tavolo dall’altra parte del grande Salone delle Feste, Thoris e Damien erano intenti ad ascoltare il resoconto del nobile Revia sui difficili rapporti che intercorrevano tra gli Elfi di Bosco Armonioso e gli Umani dei villaggi vicini, desiderosi di espandere il centro abitato e le zone artigianali ed industriali a loro scapito.
         <<Più di una volta siamo arrivati a sfiorare lo scontro>> gli confessò il nobile Elfo dalla fluente capigliatura biondo platino.
         <<Re Julius che ne pensa?>> gli chiese Damien passandosi una mano sulla barba incolta.
         <<Pensa che dovremo trovare una accordo, un compromesso.>>
         <<Mi sembra abbastanza giusto>> intervenne Thoris.
         <<Per molte ragioni>> gli rispose Revia aguzzando gli splendidi occhi verdi nascosti dietro un’intricata maschera di foglie d’edera <<mi sento di dissentire: prima di tutto, le zone boschive sono indispensabili al mantenimento dell’equilibrio naturale; uno scompenso a favore delle aree produttive porterebbe ad un concatenarsi di eventi negativi quali l’inaridimento del terreno e l’inquinamento delle acque con conseguente calo della produzione agricola. Senza contare il calo degli animali selvatici…>>
         <<E senza acqua, cibo, legna e pelli la vita non potrebbe prosperare>> dedusse Damien.
         <<Esattamente>> gli fece eco l’elfo.
         <<La bramosia di benessere materiale e di ricchezza è un problema con il quale dobbiamo confrontarci anche noi, oggigiorno>> lo informò Thoris. <<Con l’epidemia che affligge Ororia, c’è solo da sperare che non si inneschi una lotta di classe tra poveri diavoli affamati e ricchi spocchiosi gelosi delle loro proprietà… Che Orus ce la mandi buona>> si augurò.
La bella Nemrak, poco più in là, assieme al suo Maestro, il Mezzelfo Petrus, stava intrattenendo una conversazione con alcuni abbottonatissimi maghi.
         <<Lei che ne pensa, Pia Nemrak?>> le chiese un elegante gnomo dallo sguardo acuto e penetrante.
         <<Vogliate perdonarmi>> si scusò la chierica, distratta, non avendo ascoltato una sola parola di quelle che l’altro le aveva rivolto.
Sfoggiando un sorriso di circostanza, si defilò.
Appostatasi in un angolo, piantò gli occhi su Bran verso il quale sentiva una strana affinità, ancor più inspiegabile visto che non poteva dire di conoscerlo se non per esser stati, per un giorno, compagni di ventura. Allorquando il giovane paladino fu solo, la bella chierica, presi da un tavolo lì vicino un paio di calici di vino, trovò il coraggio di farsi avanti.
         <<Disturbo?>> iniziò, offrendogli uno dei due calici.
         <<No, niente affatto>> gli rispose il biondo paladino. <<Stavo solo cercando un posto dove trascorrere in tranquillità quella che può rivelarsi la mia ultima serata su questo mondo.>>
         <<Allora, immagino che non vorrai essere disturbato>> dedusse Nemrak abbassando lo sguardo a terra, imbarazzata.
         <<Passare queste ore assieme sarà per me un vero onore, oltre che un immenso piacere>> sorrise l’altro con galanteria.
<<Allora, sempre che tu sia d’accordo, potremo ritirarci in un angolo tranquillo dove questo chiacchiericcio non possa disturbarci>> gli propose lei offrendogli il braccio.
Lasciati la sala dove si stava svolgendo il ricevimento, Nemrak guidò il giovane paladino tra i corridoi e le stanze vuote della Torre del Conclave. Nel giro di una decina di minuti, dopo esser saliti diverse rampe di scale, si trovarono dinnanzi ad un porticato sotto il quale, fischiando, spirava un freddo vento invernale.
         <<Di qua>> fece lei indicando a Bran il terrazzo che si apriva dinnanzi.
Passato il porticato, gli occhi del biondo paladino si posarono su uno dei più bei spettacoli che avessero mai avuto l’occasione di ammirare.
         <<Da quassù la vista si estende al di là dei Sette Colli per dominare tutta la pianura antistante.>>
         <<È uno spettacolo magnifico!>> gli rispose Bran estasiato da quella scura distesa qua e là punteggiata di brillanti macchie rosse, arancioni e gialle. <<I paesi ai piedi delle colline sembrano così piccoli da far pensare che nessuno possa abitarci e viverci>> asserì, perdendosi con lo sguardo in quel mare multicolore.
         <<Nelle giornate in cui il cielo è più terso è possibile osservare le città costiere arroccate in riva al Mare Nostrum. Di notte, con la luna piena, si rimane ammaliati dai pallidi riflessi prodotti dalle onde che, come tanti piccoli abbagli, vengono catturati in un ritmico andirivieni.>>
         <<Un posto dove poter far volare il pensiero, dove poter riflettere su se stessi e sugli altri, in pace, abbracciati dalla vastità della creazione e dal suo perfetto equilibrio…>> rifletté, con una punta di dolce malinconia, Bran Llyr.
         <<Mi capita sovente di ritirarmi in questo luogo di solitaria comunione con il Bianco Signore. Qui lo sento più vicino, qui mi è più facile vedere la mia vita, gli eventi del mondo e delle genti sotto la luce della Sua parola salvifica; ed è qui che prego perché ogni giorno della mia vita sia speso per la Sua maggiore gloria>> gli confidò la chierica.  
         <<Quando ho scelto di diventare Paladino, all’età di diciotto anni>> cominciò Bran <<pensavo di poter cambiare il mondo con la sola forza di volontà, con il solo impegno del mio braccio al servizio del Bianco Signore… Quanto mi sbagliavo! La strada del Paladino, come quella del Chierico immagino, è una strada irta di insormontabili difficoltà, di compromessi, di vittorie ma anche di sconfitte…>> confessò, lieto di poter aprire il suo cuore a qualcuno in un momento tanto difficile.
         <<E non sempre il gioco sembra valer la candela>> continuò Nemrak, sorridendo. <<Alle volte ci si domanda il senso di quello che facciamo>> continuò <<e ci si chiede perché il mondo sembri girare per il verso sbagliato nonostante tutta la nostra abnegazione, tutte le nostre preghiere ed i nostri sacrifici.>>
         <<Penso>> le rispose il giovane dagli occhi cerulei <<che tutto questo abbia un senso, altrimenti Orus non permetterebbe che accada…>>
         <<Ma non riesci a capire quale, vero?>> fece lei, sentendosi vicina a quel paladino incontrato solo per la seconda volta ma che sentiva di conoscere da sempre.      <<Avresti potuto scegliere una via diversa?>> gli chiese poi, respirando a pieni polmoni quell’aria fresca e dolce mentre il vento le scompigliava i lisci capelli corvini.
         <<Beh, niente e nessuno mi ha obbligato a percorrerla… Niente tranne il mio cuore>> le spiegò il biondo paladino. <<Avrei potuto, ancora prima della mia nomina, scegliere di entrare in qualche bottega per imparare un mestiere, o lavorare al Tempio; scegliere di trovare moglie, fare dei figli e vivere tranquillamente ad Ororia o magari in campagna.>>
         <<Cosa te l’ha impedito?>>
         <<Sentivo nel profondo del mio cuore che quella non era la mia strada… Da un lato avrei voluto che lo fosse, nel senso che una parte di me anelava ad un tal genere di vita semplice e modesta ma, d’altro canto, sentivo che se avessi lasciato la strada del paladino sarei morto un poco giorno per giorno.>>
         <<Penso che sia stato il Bianco Signore in persona ad instillarti la sua scintilla nel cuore>> gli rispose la fanciulla stringendosi nell’argenteo mantello. <<Io ho ricevuto la sua chiamata in età più avanzata rispetto a te; sono stata ordinata Chierica solo due anni orsono ma da allora il Sommo Petrus mi ha accettata come sua allieva prediletta.>>
         <<Strano>> commentò Bran sorseggiando il vino. <<Da quel poco che conosco del vostro ordine l’allievo prediletto è di solito un chierico di lungo corso.>>
         <<In genere sì>> confermò la ragazza scostandosi i lunghi capelli corvini scarmigliati dal vento. <<Nel mio caso è stata fatta un’eccezione alla tradizione. Quando chiesi al Sommo Petrus il perché di una tale sua scelta mi rispose che nemmeno a lui era chiaro il motivo, solo che, mi spiegò, vedeva in me un’insolita luce interiore. In me vedeva la potenza di Orus fatta donna, la sua scintilla allo stato più puro.>>
         <<Beh, c’è di che andar fieri>> gli sorrise Bran mettendo in mostra i bianchi denti regolari.
         <<Io non mi sono mai sentita tanto speciale, anzi, penso di essere l’ultima persona al mondo a meritare tanti privilegi e complimenti… La mia storia non è quella di una ragazza di buona famiglia, non è quella di una ragazza che è riuscita in tutto ciò che si prefiggeva, anzi…>>

Prepotenti, i ricordi si fecero strada nella testa della bella Nemrak, ricordi dolorosi, sgraditi, che pensava di aver sotterrato nei recessi della sua memoria.
         <<No!>> gridava lei con le lacrime che le offuscavano la vista. <<Lasciala stare!>> urlò, mentre la guancia sembrava esploderle dal dolore causato dal terribile ceffone datole dal padre, ancora una volta ubriaco.
Le braccia di sua madre, magre, ma per lei accoglienti come un nido, consumate, ma per lei confortanti, la strinsero al petto; ma le mani di lui, di quel padre che aveva imparato a disprezzare, la strapparono dal calore dell’abbraccio materno trascinandola, a suon di cinghiate, in camera sua. La chiave, dentro la toppa, girò, chiudendola dentro; non proteggendola, però, dalle urla e dai terribili suoni che provenivano dalla stanza a fianco.
         <<Dove credi di scappare?>> tuonò suo padre all’indirizzo della moglie con voce perversamente divertita. <<Vorresti sottrarti ai tuoi doveri? Cagna!>>
“Cagna”, pensò la piccola Nemrak, “cagna” perché aveva trovato il coraggio di scappare da una casa in cui era trattata peggio di una serva, da una casa in cui era costretta a lavorare solo per ricevere sputi ed insulti, cinghiate e ceffoni. Come, non lo sapeva, quell’uomo che entrambe odiavano e temevano allo stesso tempo era riuscito a trovarle.
         <<No!>> grido ancora sua madre; poi un tonfo, il rumore di molle cigolanti e un secco rumore di vesti lacerate.
         <<Non ti muovere, puttana!>>
         <<Che tu sia dannato!>> lo maledisse la donna piangendo ed ottenendo in cambio altre cinghiate che Nemrak, dalla sua stanza, accusò come se fossero state inferte sulla sua pelle.
         <<Che tu sia maledetta!>> le rispose il violentatore. <<E che sia dannata anche quella disgraziata che hai partorito!>> 
Quelle dure parole fecero scattare in lei una rabbia da anni repressa, un incontrollabile istinto di difesa e sopravvivenza.
Asciugatasi le lacrime, uscì furtivamente dalla finestra calandosi adagio giù per l’albero sotto al quale era stata costruita quella che, sperava, sarebbe stata la sua nuova casa. Aperta la porta, facendo attenzione a non fare rumore, entrò nella cucina e preso l’attizzatoio per il caminetto si diresse, come dentro un incubo, verso la camera da letto in cui dormiva sua madre e dove, ora, si stava consumando una inaccettabile atrocità.
Raccolto tutto il suo coraggio, cacciando un terribile urlo, fece irruzione nella stanza da letto mirando a suo padre, a quell’odiato padre che, senza avere il tempo di rendersene conto, si trovò l’attizzatoio infilato nella schiena, tra le scapole.
Un fiotto di sangue la investì, caldo, bruciante.
Voltatasi di scatto, Nemrak uscì da casa di corsa decisa a lasciarsi alle spalle tutto quanto era successo.
Sua madre, ancora seminuda, cercò invano di rincorrerla ma la bambina era troppo veloce per le sue stanche membra consumate così, stremata, svenne.
Vergognandosi di ciò che aveva fatto, pensando che di una bambina tanto cattiva la madre non avrebbe saputo che farsene e sentendosi in colpa per aver ucciso il padre, disperata al pensiero di aver perso l’amore della madre, Nemrak, per riuscire a sopravvivere, si diede ai piccoli furti ed ai raggiri finché, un giorno, non fu colta con le mani in sacco da un paio di guardie. Arrestata, fu portata in prigione presso la Torre del Conclave di Ororia, la città in cui, sia lei che sua madre, avevano riposto il sogno di una nuova vita.

Vedendo nei splendidi occhi azzurro verdi della bella chierica un liquido brillio, Bran prese la parola.
         <<Ti sottovaluti, e molto. Ho notato in te molte qualità come la modestia, il carattere, la capacità di prendere decisioni con ponderatezza e saggezza; senza contare che ho potuto provare in prima persona la potenza dei tuoi incantesimi e la purezza della tua energia divina>> la rincuorò, guardandola dritta negli occhi. <<Quando mi hai curato, nei sotterranei di Casa Malstorm, ho provato una sensazione che va al di là dell’incantesimo curativo, ho sentito un brivido caldo impossessarsi di ogni singola fibra del mio corpo e diffondersi nel mio cuore abbattuto per scaldarlo di una fiducia incondizionata, quella fiducia che tu riponevi in me e nel destino che mi era stato affidato dallo steso Orus… Ciò la dice lunga anche sulla profondità della tua devozione. Penso che, nonostante quello che pensi di te stessa, il Sommo Petrus, nella sua grande saggezza, abbia colto un prezioso fiore dal giardino del mondo.>>
Dopo quella frase, che al riservato Bran costò molto pronunciare e che colpì la bella Nemrak con un tuffo al cuore, i due stettero in silenzio per quasi un’ora ognuno immerso nei propri pensieri, nelle proprie emozioni, dinnanzi alla sconcertante vastità di una vista mozzafiato. Un silenzio, però, mai pesante, mai imbarazzante, un silenzio, anzi, che sembrò avvicinarli ed avvinghiarli in un intimo legame indissolubile. 
Stettero così finché, chiaro e squillante, udirono il suono della tromba che segnava la conclusione del ricevimento. Fatta la strada al contrario, scesi fino al grande Salone delle Feste, Bran e Nemrak giunsero giusti in tempo per i commiati. 
I presenzianti, infatti, sebbene la serata fosse trascorsa piacevolmente e tutti si fossero sentiti a proprio agio nonostante l’impalpabile velo di tensione che aleggiava nell’aria, si salutarono cordialmente non appena la luna ebbe percorso poco più della metà del suo cammino nel cielo per dirigersi, poi, alle proprie stanze dove avrebbero potuto riposare o starsene semplicemente in raccoglimento… Ma il nemico, al contrario, proprio allora si mise all’opera poiché quello era un male che non dormiva mai: nelle orecchie di ogni Mago, Chierico, Paladino o uomo d’armi risuonarono strani lamenti, sinistri sussurri e rantoli angoscianti… La paura era la prima arma di Hanubi, la Nera Gemella.

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Dopo una nottata che a tutti sembrò lunga una vita, il mattino si levò pallido ed uggioso sul campo di battaglia.
Il sigillo, ormai ridotto ad una sottile membrana appena fluorescente, avrebbe ceduto di lì a qualche minuto.
Al di là della barriera era concentrato un male antico e potente, furioso e senza pietà, un male che era incarnato in tutto il suo nero orrore nei mostri di ogni sorta che con unghie, artigli, denti, tentacoli ed armi grattavano e dilaniavano il sigillo, sgretolandolo letteralmente.
L’esercito del Sacro Regno, capeggiato dal Sommo Petrus, era schierato ordinatamente, immobile e senza timore della morte che li avrebbe visti cadere valorosamente per la maggior gloria di Orus: in prima fila, comandati da Kron e dal Maresciallo Alef, si trovavano barbari e guerrieri pronti a reggere al primo rabbioso assalto delle schiere nemiche; alle loro spalle, posti su alti rialzi e con le frecce incoccate, si trovavano i numerosi arcieri elfici; ai lati dello schieramento, invece, i maghi dalle ampie vesti erano pronti a scatenare tutta la potenza della loro arte così da permettere agli uomini d’arme di insinuarsi in profondità tra le linee nemiche. Infine, dietro a tutti, venivano chierici e paladini: una decina di maghi, al loro fianco, si stava prodigando per aprire un portale che avrebbe catapultato il Sommo Petrus e Nemrak, il Bianco Damien, Thoris, Bran Llyr ed il resto dei paladini e dei chierici all’interno del Tempio laddove si annidava la terribile Hanubi.
Allo sgretolarsi del sigillo, l’orda urlante di scheletri, goblin, zombi, demonietti e spettri e parassiti, chimere dei più terribili incroci tra demoniaci animali, ragni giganti dalle lunghe zampe affilate come coltelli, serpi smisurate e viverne dai mortali denti avvelenati, si lanciò contro gli uomini d’arme del Regno. Non appena i mostri mossero il primo passo furono bersagliati da una pioggia di frecce incantate che, infallibili, si piantarono nelle loro teste, nei loro occhi e nei loro ventri molli per esplodere subito dopo in una pioggia di nero sangue e verde materia putrescente. Ad intervalli regolari, alle frecce si aggiungevano i dardi magici dei maghi capeggiati da Tynd i quali, dando fondo alle loro arcane conoscenze, evocarono terribili lingue di fuoco, tempeste di ghiaccio e turbini di vento.
Così ostacolata, l’orda demoniaca si infranse sulle lame dei guerrieri del Re che, sfoderando le spade rilucenti, iniziarono a mettere a segno i primi affondi e fendenti spiccando teste ed infilzando nera carne macilente. In seconda battuta, a dar man forte agli Umani nelle loro armature complete, si fecero avanti i Nani che con la tipica furia cieca propria dei barbari si buttarono a capofitto nella battaglia facendo vorticare le loro asce a doppio filo che, tra urla e lamenti, adempirono egregiamente il loro dovere.

Nel frattempo, tra le esplosioni ed i botti, gli schianti e le grida, chierici e paladini presero la magica via per il Tempio ritrovandosi, un istante dopo, catapultati in una realtà da incubo: le bianche pareti del Tempio avevano assunto un colorito tra il grigio ed il nero mentre le ragnatele avevano invaso ogni angolo ed ogni crepa che si era aperta sull’intera struttura; le torce un tempo appese ad intervalli regolari sui muri erano state scalzate da mostruose teste dagli occhi fiammeggianti di nera oscurità tanto che fu necessario, per ogni chierico, lanciare un incantesimo di luce. Incredibilmente, la via per la sala dove un tempo si ergeva il Bianco Trono di Damien era sgombra.
         <<Che tutti i mostri siano impegnati in battaglia?>> chiese Bran, scrutando l’oscurità mentre nelle sue giovani vene il sangue iniziava ad agitarsi ed infiammarsi della scintilla divina.       
<<Lei sola costituisce già un nemico fin troppo formidabile>> commentò Thoris estraendo dal fodero il lungo spadone a due mani.
         <<Tra non molto avremo compagnia, molta compagnia>> gli assicurò il Bianco Damien lanciando uno sguardo preoccupato al medaglione che, sul suo petto, pulsava sempre più intensamente.

All’esterno del Tempio la battaglia infuriava cruenta: i mostri, che sembravano non finire mai, iniziarono a mettere a dura prova la resistenza dell’esercito del Regno. Gli elfi, entrati a contatto con le file nemiche, lasciarono gli archi per buttarsi nella mischia sfoderando i loro pugnali gemelli dal filo leggermente ricurvo.
Dal fianco dello schieramento, laddove erano concentrati i maghi, irruppe un urlante gigante di roccia che, con un solo pugno, schiantò una decina di incantatori. Gli altri, accortisi dell’imminente pericolo, diressero i loro ultimi incantesimi di più alto livello contro quella furibonda creatura. In loro aiuto, dal centro dello schieramento, si staccò un gruppo di una ventina di guerrieri, tra cui Alef, che, distraendo il gigante, diedero il tempo ai maghi di recitare le loro formule.
All’altro capo del campo di battaglia, ormai arrivati ad un centinaio di metri dall’ingresso del Tempio, i barbari guidati dal possente Kron entrarono in uno stato di furia omicida che li portò a creare il vuoto attorno a loro: nell'attesa che il resto dell’esercito, ormai a ranghi ridotti, li raggiungesse, tennero autorevolmente la posizione.

Il gruppo di chierici e paladini, nel frattempo, fu guidato da Damien, che conosceva quei posti a menadito, fino alla sala in cui ora si ergeva il Nero Scranno di Hanubi. Dopo aver salmodiato una serie di invocazioni difensive che ne aumentasse la resistenza fisica, la forza e la resistenza agli incantesimi, chierici e paladini si prepararono allo scontro.
         <<State indietro!>> ordinò loro Petrus sollevando le mani dinnanzi al viso: le sue vesti si misero a fluttuare mentre le mani si facevano di fuoco; nel giro di qualche istante si formò un globo di fiamme che il mezzelfo scagliò contro il nero portone di ferro, facendolo saltare letteralmente in aria e liberando l’orda dei servitori della malvagia divinità che aveva il covo in quella sala.
I primi ad attaccare furono i paladini i quali, colti di sorpresa, si trovarono a dover affrontare i corpi rianimati dei loro ex compagni.
         <<Non sono loro! Non sono loro!>> gridò Damien per aizzare il coraggio dei suoi.
A Bran, però, scese una lacrima di rabbia e compassione.
Thoris si gettò per primo nella mischia in modo da proteggere Damien, il Portatore, il quale avrebbe dovuto essere nel pieno delle forze per vedersela con Hanubi. Il suo spadone a due mani si produsse in terribili fendenti che donarono la pace eterna all’anima di quei paladini corrotti dal potere oscuro.
La battaglia infuriò, così, anche dentro al Tempio: da un lato i chierici che tenevano a bada l’orda demoniaca grazie alla potenza degli incantesimi loro conceduti da Orus, ed i paladini che abbattevano il filo del loro spadone nel nome di ciò che di buono c’era al mondo; dall’altro i servitori dell’oscuro nemico.
Solo a battaglia in corso, sul Nero Scranno si materializzò come dal nulla Hanubi: certo la sua potenza non era ancora al massimo, visto che le sue spoglie mortali apparivano non completamente formate, ma il suo potere rimaneva comunque grandissimo.
Il corpo antropomorfo, dalla pelle di un grigio scuro e completamente glabra, si alzò in piedi mostrandosi in tutta la sua notevole altezza; gli arti contorti, flessuosi ed agili, si distesero producendo una serie di sinistri scricchiolii. Le mani erano artigliate, le fauci spalancate a mostrare le numerose fila di denti neri ed aguzzi tra le quali saettava una lingua biforcuta. Il volto, unica parte animale di quell’oscena incarnazione, era abbozzato a forma di testa canina; infine, una lunga coda appuntita le sbucava da dietro frustando il pavimento.
Nell’istante in cui lo stridulo grido della divinità si diffuse nella sala, la battaglia sembrò fermarsi ed il tempo dilatarsi: i mostri trassero da quel suono assordante nuovo vigore mentre chierici e paladini dovettero ricorrere a tutta la fermezza di cui il loro animo era capace per non cadere in preda al terrore.
Nelle lunghe mani artigliate di Hanubi, tra sbuffi di zolfo, si materializzò un enorme tridente dotato di punte grandi quanto uno spadone.
La battaglia riprese cruenta e sanguinosa ed alla mischia si unì anche la Padrona delle Anime Dannate: i colpi portati dalla divinità risultarono irresistibili per chiunque poiché, anche se non fossero riusciti a trapassare le difese del nemico, questi sarebbe stato sbalzato a svariati metri di distanza, avvolto tra le fiamme.
A quel punto, forti dei loro incantesimi difensivi più potenti, la triade formata da Petrus, Damien e Thoris corse verso quella visione da incubo.
Alle loro spalle, Bran Llyr e la bella Nemrak seguivano a poca distanza.
Il virtuoso Damien, dalla destra, fu il primo ad attaccare la divinità lanciando un incantesimo il cui effetto fu di rallentare, per un attimo, l’intercedere della Nera Gemella, fornendogli un leggero vantaggio: il suo fendente, infatti, andò a segno. La malvagia divinità, però, si riprese un istante dopo menando un colpo in affondo che, per poco, non trafisse mortalmente il GranMaestro dei paladini, scagliandolo comunque a terra. Subito dopo, il Sommo Petrus incalzò Hanubi scagliandogli contro una pioggia di fuoco che la costrinse sulla difensiva mentre, nello stesso istante, Thoris la tempestò di colpi con lo spadone.
Con un ruggito incredibile, la bestia demoniaca si rimise in posizione eretta e, stendendo le braccia sopra la testa canina, pose fine alla furiosa tempesta di fuoco lanciando contemporaneamente un subdolo incantesimo che ebbe l’effetto di stordire per qualche istante gli avversari. Approfittando di quel momento, Hanubi concentrò le sue energie magiche, cosicché dal palmo della sua artigliata mano destra saettò un fulmine che trapasso Petrus, squarciandone l’addome.
         <<No!>> fu l’urlo sgolato che, dalla bocca di Nemrak, si levò al di sopra di tutto. Dopo aver lanciato un incantesimo per incenerire tutti i non morti attorno a lei, la bella chierica corse verso il suo Maestro che, versando sangue ed interiora, le cadde esanime tra le braccia.
         <<Ora che sto per abbracciare la pace di Orus posso vedere cose che erano, sono e saranno>> le disse il mezzelfo in un sussurro.
         <<Risparmi le forze Maestro!>> le rispose la ragazza dai lunghi capelli corvini, con gli occhi azzurro verdi resi ancora più scintillanti dalle lacrime.
         <<L’amore, la vita… Le uniche armi di cui avrete bisogno per far risplendere la scintilla di Orus nell’oscuro periodo che attende il Sacro Regno>> concluse rantolando.
         <<Non capisco Maestro!>> gridò Nemrak disperata, abbracciandolo con tutte le sue forze mentre le argentee vesti si inzuppavano del cremisi del sangue versato dal mezzelfo.
         <<Capirai, capirai, ti basterà ascoltare il canto del tuo cuore, mia prediletta>> furono le ultime parole di Petrus, Sommo Chierico della Torre del Conclave di Ororia.
Un istante dopo, Bran Llyr fu al fianco della giovane chierica deviando con il suo spadone un colpo che l’avrebbe colta tra le scapole. Con furia ceca, il biondo paladino si sbarazzò dello zombi con un solo, poderoso fendente
         <<Continua a combattere, vendica la morte del tuo Maestro! È questo che avrebbe voluto e che lo avrebbe reso fiero di te!>> furono le sue parole di conforto, pronunciate poco prima di correre al fianco del Bianco Damien per dare man forte contro quel male invincibile.
I tre paladini, dopo alcuni minuti, si trovarono alle strette e con le spalle al muro; il potente Damien ed il fidato Thoris si scambiarono uno sguardo d’intesa carico di significato.
Il paladino dagli occhi color nocciola raccolse tutte le sue energie divine, imponendo la mano sul piatto del suo spadone che, in concomitanza del medaglione di Orus, prese a risplendere di un’accecante luce bianca; con quell’arma così intrisa della sua potenza, il valoroso Thoris, onorato Maestro della Gilda dei Paladini di Ororia, portò il suo ultimo assalto in un gesto talmente eroico ed epico da esser degno del più bel poema del migliore tra i bardi.
         <<Indossalo tu>> fece Damien rivolto a Bran, sfilandosi l’Amuleto dell’Apocalisse. <<Fuggi da questo luogo di tenebra invincibile e custodiscilo fino all’avvento del Salvatore!>>
Bran lo prese in mano senza nemmeno accorgersene, basito, incapace di comprendere quanto gli era stato detto.
         <<Mettilo al collo!>> gli gridò l’autoritario paladino dai corti capelli color dell’ebano.
         <<Come saprò che il tempo della profezia è venuto?>> gli chiese il giovane dagli occhi azzurri, alzando la voce al di sopra del frastuono della battaglia.
         <<Fa che sia la scintilla di Orus a guidare i tuoi passi, questo ti basti mio caro Bran… Ed ora fuggi!>>concluse l’altro.
Dinnanzi ai loro occhi, Thoris stava affrontando Hanubi facendo fondo a tutto il suo coraggio, tutta la sua forza e tutta la sua abilità. Il centro del salone era tutto per loro, tanta era la foga dello scontro. Attorno ai due si era creato il vuoto.
La Nera Gemella, non ancora al massimo delle sue forze, fendeva l’aria con i suoi temibili artigli ringhiando ad ogni colpo andato a vuoto ed urlando ad ogni altro andato a segno, mentre Thoris, tenendo lo spadone incanto alto dinnanzi a lui, riuscì a parare un buon numero di colpi producendosi sovente in spettacolari contrattacchi facendo roteare, con somma maestria, la sua arma per calarla con potenza e precisione su Hanubi che riportò solo dei graffi grazie alla resistenza della sua nera pelle dura come pietra… Per riuscire a ferirla seriamente, pensò Thoris, avrebbe dovuto colpire in affondo al ventre o alla gola…
Dopo un paio di agili finte con il tridente, per disorientare il Maestro della Gilda dei Paladini di Ororia, la Regina dell’Abisso gli menò una poderosa zampata che, abbattendosi sul petto del paladino, lo sbatté a terra senza fiato. Approfittando di quel momento, Hanubi chiamò a se oscuri poteri e fece saettare dai suoi scuri occhi lampi cremisi.
Prendendo a forza una boccata d’aria che, come il fuoco, gli fece bruciare i polmoni, il provato Thoris si tirò in piedi stringendo in pugno il suo spadone: piantati i piedi a terra, intercettò con la lama incantata la saetta che stava dirigendosi verso di lui. L’impatto, per il paladino dai lunghi capelli castani fu terribile, tanto che un incontrollabile quanto doloroso tremore gli si diffuse dalle braccia al petto fin giù per la schiena.
Lanciato l’incantesimo, Hanubi fletté i suoi contorti arti inferiori per scattare furiosa verso il paladino che aveva osato contrastare il suo potere: gli artigli della nera divinità si incrociarono con la lama dello spadone di Thoris producendo una cascata di brillanti scintille che si sparsero sul pavimento di pietra, crepitando. Con un ampio movimento ad arco, il coraggioso paladino liberò la sua arma da quella posizione puntando direttamente all’addome del nemico: la lama disegnò un cerchio lucente e poi una scia di bianca luce in affondo che sarebbe dovuta penetrare nella carne della malvagia divinità, ricacciandola così, sottoforma di puro spirito, nell’Abisso infernale… In un tempo che a Thoris sembrò un’ eternità, ma che in realtà era una frazione di secondo, Hanubi si torse con un movimento innaturale che le permise di far compiere al proprio busto un giro completo. La lama compì la sua lucente corsa, riuscendo solo a disegnare un lungo striscio sul fianco della Nera Gemella la quale, tornando con una velocità impressionante a fronteggiare il paladino, contrattaccò piantandogli gli artigli acuminati tra le costole, all’altezza del cuore che, trafitto inesorabilmente, si contrasse per l’ultimo battito lasciando a Thoris il tempo appena sufficiente a capire di esser stato ucciso.
Per il Maestro della Gilda di Paladini di Ororia, il tempo parve fermarsi: il suo corpo stava là, insanguinato e senza vita nel mortale abbraccio della malvagia divinità; dinnanzi ai suoi occhi, però, si era aperta una porta di luce bianca che, attirandolo senza lasciarli alcuna scelta se non quella di varcarla, lo inghiottì un poco per volta. Sentendosi invadere da una sensazione di calore, pace e tranquillità, il saggio Thoris si lasciò andare a quella luce… Fatto un altro passo, si trovò a calcare con i propri stivali un bianco sentiero che, serpeggiando placidamente tra un campo di profumati fiori variopinti, l’avrebbe condotto tra le accoglienti braccia del Bianco Signore.
         <<Maestro! No!>> urlò Bran Llyr dopo aver volto lo sguardo alle sue spalle per vedere l’espressione di trionfo aprirsi sul volto di Hanubi mentre, macchiati del sangue di Thoris, i suoi artigli sbucavano dalla schiena del valoroso paladino.
Senza rendersene conto, senza poterlo impedire, il paladino dai lunghi capelli biondi si trovò a versare tante lacrime quante mai avrebbe creduto di avere.    
         <<Un giorno, spero per te il più lontano possibile, potrai riabbracciarlo>> proferì il Bianco Damien, solenne e triste. <<Io sto per andarlo a trovare>> concluse spintonandolo via di lì.
Dopo aver incantato la sua lama allo stesso modo di Thoris, con lo stesso epico eroismo, Damien, GranMaestro dei Paladini di Ororia, immolò la sua vita per la maggior gloria di Orus: il sacrificio dei chierici che nella prima battaglia avevano tenuto la retroguardia, al costo della loro vita, stava per essere ripagato.
Sconvolto, Bran Llyr, come in un sogno, un brutto sogno, si diresse verso Nemrak e avendola presa sotto braccio la trascinò fuori della battaglia.
         <<È il mio cuore che ora detta le mie azioni!>> le disse con le lacrime che gli velavano la vista.
         <<È il Fato che ci guida>> gli rispose la Pia Chierica asciugandosi le lacrime.
         <<Penso che entrambi siamo ispirati da Orus stesso>> concluse Bran guidandola fuori del Tempio.
All’uscita, Bran e Nemrak poterono ricongiungersi all’esercito reale.
Accortasi della fuga dei due, Hanubi cacciò un urlo di sovraumana potenza che fece tremare il Tempio fin nelle fondamenta… La Luna Nera se ne stava andando con quel giovane paladino, pensò inferocita, lanciandosi all’inseguimento.
A sbarrargli la strada, con il magico spadone rilucente, trovò un Damien deciso a battersi fino alla morte.

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I Nani guidati da Kron, in un tal stato di furia da riuscire a reggersi in piedi anche se gravemente feriti, erano impegnati a tenere la testa di ponte con i guerrieri del Re che stavano sopraggiungendo.
         <<Dobbiamo abbandonare la battaglia!>> furono le parole di Bran al Gran Capo dei Nani. <<Il Sommo Petrus, il Bianco Damien ed il valoroso Thoris hanno sacrificato le loro vite perché noi due potessimo portare in salvo questo>> gli disse mostrandogli l’Amuleto dell’Apocalisse.
         <<Sia mai!>> gli rispose il Nano, invasato e rosso in faccia. <<Anche se sarà un massacro venderemo cara la pelle!>> urlò, rigettandosi smanioso nella mischia.
Stanchi e disperati, il biondo Bran e la bella Nemrak riuscirono ad attraversare indenni il campo di battaglia facendo affidamento sullo spadone di lui e sulla capacità di scacciare i non morti di lei. Esausti, chiamarono il vecchio mago Tynd il quale, dopo aver appreso della situazione in ogni suo particolare, fece sì che i due giovani potessero allontanarsi da Ororia quel tanto che sarebbe bastato loro per sottrarsi al massacro imminente.
         <<Più di così non mi è possibile fare>> gli spiegò il centenario elfo dal viso segnato dalla fatica. <<Vi troverete appena fuori della porta sud di Ororia. Da lì potrete continuare fino alla capitale del Regno così da riportare la sconfitta a Re Julius di Kaesar>> concluse con voce lieve e rassegnata.
         <<È più di quanto avremmo mai sperato>> gli rispose Nemrak trattenendo a fatica lacrime brucianti.
Come dal nulla, davanti ai due si aprì un piccolo portale, grande appena per infilarvisi: ancora una volta il viaggio non fu piacevole ma fu comunque questione di pochi attimi.
Da un’altura a sud di Ororia, i due ragazzi, con le lacrime agli occhi ed il cuore pesante più di un macigno, osservarono il fumo levarsi da quella che, fino ad una settimana prima, era il glorioso baluardo di Orus, la splendente città che li aveva visti nascere, crescere e diventare ciò che erano: la loro vita non sarebbe mai più stata la stessa, si resero conto, con malinconia ed amarezza.
Assieme alla bella Nemrak, stringendo in pugno l’Amuleto dell’Apocalisse, Bran Llyr si incamminò verso
il suo destino.
Disegno di Michele Quartulli
Finisce qui "Bran il paladino: attacco al Tempio", ma non finisce qui la magia del fantasy.

Eccoci ai consigli musicali, le canzoni che mi hanno ispirato e che spero possano potervi far vivere al meglio l'esperienza nel mondo fantasy di Bran il Paladino.
Cinque canzoni che possano richiamare alla mente scene di epiche battaglie, che possano far pensare ad estremi sacrifici perpetrati da uomini come ad oggi non ve ne sono o dei quali il mondo in cui viviamo non riporta le gesta; brani che, alla fine, possano lasciarvi un dolce senso di melanconia che vorrete conservare per qualche istante ancora prima di rimettervi a fare ciò che stavate facendo prima, che vogliate o dobbiate.

Stratovarius: "Anthem of the world" dall'album "Destiny" (1998)

Rhapsody: "Lamento eroico" dall'album "Power of the Dragonflame" (2002)

Gary Moore: "Over the hills and far away" dall'album "Wild Frontier" (1987)

Sonata Arctica: "Tallulah" dall'album "Silence" (2001)

Disturbed: "The sound of silence" dall'album "Immortalized" (2015)
Zaffo